Vincenzo De Simone sulla tecnica antica di lavorazione della ceramica castellana

Il Ceramista Vincenzo De Simone

(DAM) Castelli (Te) – Abbiamo intervistato per la rubrica “Artigianato in Abruzzo” il ceramista Vincenzo De Simone, titolare della bottega – laboratorio artigiano “Vecchia Bottega Maiolicara” di Castelli, una delle poche rimaste pressoché come quelle di una volta.

Il signor Vincenzo, a cui abbiamo posto alcune domande, ci ha parlato delle tecniche antiche di lavorazione delle ceramiche che erano ancora utilzizate quando da ragazzo ha iniziato questa attività e di come si è evoluta la situazione nel corso dei decenni.

L’antico forno della cottura della Bottega dei De Simone(1)

Signor Vincenzo De Simone, ci parli un po’ di lei….

Ho 85 anni e sono un artigiano della ceramica da quando ero ragazzo. Ho iniziato a lavorare con l’argilla all’età di 5 anni nella bottega antica a fianco casa mia in Via Fontevecchia. Andavo da ragazzo con mio fratello maggiore Peppino che aveva una decina di anni più di me, in bottga e incominciai nel 1943 ad apprendere l’antica tecnica di ossidazione del piombo e dello smalto. Nel nostro paese, la tradizione della ceramica ha origini antichissime e la tecnica attualmente usata è pressoché immutata dal Cinquecento come documentato storicamente. Si dice che siano stati i Benedettini ad importare la tecnica di lavorazione. Nel 1950, a 17 anni, andai a lavorare con l’artigiano Luigi De Angelis, fino al 1970, quando aprii l’attuale azienda artigiana che ha oggi la bottega più antica di Castelli con una struttura che è sotto la tutela dei beni culturali. Attualmente, porto avanti questa attività insieme a mio figlio Antonio con annessa una sala lettura “Alterum Iter” e il ristorante la “Cantina del Vasaio” che utilizza piatti, bicchieri e brocche di ceramica come si usava sescoli fa”.

L’antico forno della cottura della Bottega dei De Simone (2)

Ci parli di questa tecnica antica di lavorazione della Ceramica….

A Castelli la natura ci ha fornito le cave di argilla, la silice per lo smalto, il gesso per fare le forme e la legna di faggio per cuocere. In primis, si filtra l’argilla con un setaccio per togliere le impurità e prepararla per la lavorazione, in base a ciò che si vuole fare. Se ad esempio bisogna fare dei piatti serve dell’argilla morbida, se invece bisogna fare dei vasi suppellettili per la casa, o vere e proprie opere d’arte, si deve far indurire l’argilla. Una volta fatto il piatto o il vaso, lo si deve cuocere a quasi 1000 gradi (circa 980 gradi per l’esattezza). Successivamente, si fa la smaltatura, si dipinge e si ripassa il tutto a 900 gradi ma non di più, altrimenti i colori sbiadiscono”

La ceramica di Castelli che caratteristiche ha?

L’Antico Forno della Cottura dei De Simone (3)

Si contraddistingue per i colori. Qui a Castelli di base ne usiamo 5: il verde rame, il giallo, l’arancio detto proprio di Castelli, il blu e il manganese”.

Come si realizzano questi colori? “Sono tutti ossidi metallici con l’aggiunta del piombo per la fusione e poi si macina col mulinello e così otteniamo il colore per dipingere la maiolica”.

Come è cambiata la produzione negli ultimi decenni?

Oggi come oggi gli smalti e gli utensili da lavoro arrivano dalla Toscana, compresa l’argilla. Ma, io ancora produco alla vecchia maniera. Solo l’argilla acquistiamo a San Sepolcro in Provincia di Arezzo, poiché non esistono più in paese i cavatori in grado di selezionare e prendere l’argilla locale. Prima della Seconda Guerra Mondiale venne costruita l’ultima fabbrica di cavatura di argilla moderna, ma il materiale non era buono, perché venne fatto un errore

Antico Mulino dei De Simone che prima delle recenti scosse di terremoto era perfettamente funzionante

di valutazione poiché il sito non offriva la migliore qualità, perciò oggi si preferisce importarla dalla Toscana. L’ultimo cavatore di argilla locale si chiamava Eugenio Cervellini, scomparso alcuni decenni fa. Utilizzo spesso ancora dei pennelli artigianali con criniera del cavallo, fatti per l’arte popolare, mentre per fare cose più raffinate, come paesaggi e figure, si adopera, secondo tradizione, il pennello col pelo di martora”-

Sull’evoluzione dei mercati nel settore della ceramica che ci dice?

Dagli anni Trenta agli anni Settanta del Novecento, si è lavorato ed esportato molto in Germania e Francia, metnre oggi si lavora col turismo, tranne qualche bomboniera o souvenir regalo. Nell’Ottocento si andava con carri e muli nei grandi mercati come Senigallia, riportando le materie prime come il cobalto, lo stagno e il piombo, mentre per quanto riguarda la manganese, la silice, il gesso e l’argilla, si usavano quelle locali. Oltre le suppellettili della casa e gli attrezzi per mangiare e bere, come piatti e bicchieri, erano i nobili che in passato compravano delle vere e proprie opere d’arte come quadri e mattonelle in ceramica, basi , porta ombrelli e piatti”.

Per maggiori informazioni vedi anche: http://bottegadisimone.altervista.org/home.html

Immagini del laboratorio dell’antica bottega dei De Simone

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