Villamagna fra Medioevo ed Età Moderna

Portici della facciata del Palazzo Vescovile di Villamagna dove attualmente, dopo recente restauro, c’è il ristorante Storico88

(DAM) Villamagna (Ch) – La storia del Paese in Provincia di Chieti fra Medioevo ed Età Moderna.

“Il toponimo è la testimonianza più eloquente dell’insediamento romano presente sulla collina. Si compone del termine latino “villa”, cioè residenza di campagna o fattoria con podere, e dell’aggettivo “magnus-a-um”, cioè grande, importante. Nella bolla di Papa Nicola II del 1059 si parla di “castellum de villa magna”, mentre nel 1308 è citata “villa Majna”.

Dopo la decadenza romana ci fu l’avvento dei monaci benedettini, che nell’ 870 abitavano il convento di San Severino. Nel sec. XII il monastero della località era sottoposto al cenobio di San Liberatore a Majella, di Serramonacesca. Con la decadenza

Piazza Europa a Villamagna

di quest’ultimi, il vescovo-conte di Chieti si impossessò del centro con il favore dei Normanni. Nel sec. XIII, la borghesia locale e la nobiltà mostrarono insofferenza verso il potere vescovile, finché nel 1272 ci fu la ribellione dell’arciprete e di alcuni nobili. Solo nel 1450 la demanialità fu attuata. Nel 1461 Re Ferrante d’Aragona donò Villamagna alla città di Chieti.

La popolazione di Villamagna è stata da sempre costretta a difendersi dalla costante minaccia delle invasioni turche, essendo uno dei centri della vallata del Foro più esposti al pericolo “che veniva dal mare”.

Da tranquilla “villa” romana, già luogo di mercati ed incontri della gente del luogo, dopo la caduta dell’ Impero Romano, Villamagna dovette fortificarsi con palizzate e rudimentali mura. Con l’arrivo dei Benedettini nel IX secolo, la prosperità agricola e commerciale si accrebbe, così come il pericolo dei saccheggi: non è un caso se la titolazione del monastero fu fatta a San Severino, santo che in vita si oppose al nemico (lungo il Danubio fermò un’orda di selvaggi che portava distruzione e saccheggi) e che poteva essere invocato nelle lotte antisaracene.

Particolari del cortile interno del Palazzo Arcivescovile di Villamagna

L’impianto urbanistico fu fortificato con il “castellum” nel sec. XI, frutto della trasformazione del piccolo centro agricolo in una roccaforte inespugnabile. Con la decadenza benedettina il culto antisaraceno di San Severino si affievolì e crebbe invece quello di Santa Margherita (si racconta che alle porte della città ella riuscì a fermare i turchi invasori).

La minaccia turca ebbe il suo epilogo nel 1566”.

Tratto dal sito istituzionale del Comune di Villamagna: www.halleyweb.com

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