La leggenda di San Giorgio che sconfigge il drago

(DAM) Guardiagrele (Ch) – Il drago da sempre è stato uno dei simboli del paganesimo, pertanto ritenuto il “nemico” cattivo da sconfiggere e uccidere, da parte di quei santi che appunto per questo, in molte storie medievali, vengono detti “sauroctoni” (uccisori di draghi). Nell’elenco i più famosi sono: Margherita, Marta (che si limitò a rendere buono il drago), S. Michele Arcangelo, Silvestro, Teodoro, ma soprattutto San Giorgio, poiché nessuno ha riscosso tanta venerazione popolare come lui.
San Giorgio, santo patrono di Inghilterra e Portogallo, fu un soldato romano originario della Cappadocia, martirizzato durante l’impero di Diocleziano.
Su di lui sono state scritte tante storie, frutto di elaborazioni che si sono arricchite progressivamente.
Tradizionalmente, la sua iconografia è collegata all’uccisione del drago che viene considerato il suo miracolo più famoso, citato nella “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine.

Si racconta che in Libia nella città pagana di Selem c’era un drago in uno stagno. Un mostro così forte e feroce da poter uccidere e divorare chiunque col solo fiato. Per rabbonirlo, gli abitanti della città sacrificavano al drago giornalmente due pecore, ma quando gli ovini cominciarono a scarseggiare, furono costretti a sacrificare a sorte un ragazzo o una ragazza, oltre a una pecora.

“San Giorgio che sconfigge il drago”, opera del maestro ferraio Di Prinzio di Guardiagrele (Ch)

Un giorno fu pescata la principessa Silene, figlia del re che dovette accettare l’esito del fato su pressione della popolazione che aveva già patito la morte di diversi ragazzi divorati dal drago.

Così, la principessa andò verso lo stagno a morte sicura, ma ad un certo punto passò di lì il cavaliere Giorgio, senza macchia e paura che le promise di salvarle la vita.

Il cavaliere attaccò il drago trafiggendolo con la sua lancia, facendolo cadere. A questo punto, disse a Silene di legare alla sua cintura il collo del drago e di tornare in città, fra lo stupore dei cittadini

Immaginate la faccia stupita degli abitanti quando videro tornare Selene con il mostro attaccato al guinzaglio come un cagnolino.

Gli schiamazzi, il frastuono del mormorio e del vociare, furono d’improvviso interrotti, allorché arrivò Ser Giorgio in città che disse “Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro”.

Il cavaliere uccise il drago in pubblica piazza, facendo portare via da Selem il suo cadavere, trascinato da quattro paia di buoi.

Così, il re e gli abitanti della città decisero di abbracciare la fede cristiana.

La redazione di Discovery Abruzzo Magazine

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