Intervista al Maestro Giuseppe Liberati, della scuola ceramista di Rapino (Ch)

Il Ceramista Giuseppe Liberati

(DAM) Maiella Orientale – Sono due le province abruzzesi che si contraddistinguono per il trascorso legato alla storia della ceramica: quella di Teramo con la nota tradizione ceramista di Castelli, sotto le pendici del versante appenninico del Gran Sasso, e quella di Chieti, legata alla tradizione ceramista di Rapino, nata alle falde del massiccio della Majella, che grazie alla natura ricca di acqua ed argilla ha favorito la nascita delle botteghe di ceramica.

La storia della ceramica proveniente dalla provincia di Chieti è generalmente meno nota, ma su essa mi soffermerò maggiormente perché è proprio da quì, più precisamente da Rapino che l’artigiano e imprenditore della ceramica, Giuseppe Liberati di Villamagna (Ch), prese ispirazione.

Come è nata la tradizione della ceramica nella Maiella Orientale Teatina?

Nella provincia teatina (di Chieti n.d.r.), la tradizione e diffusione della lavorazione delle maioliche ha origine antichissime, ma in epoca contemporanea è legata principalmente alla famiglia Bozzelli, una famiglia di ceramisti, dal cui laboratorio hanno attinto anche alcuni dei grandi artisti del nostro Abruzzo, comeBasilio Cascella, che scelse tale bottega per imparare l’arte della ceramica”.

Il Ceramista Giuseppe Liberati

Chi è Giuseppe Liberati e come è nata la sua passione per la lavorazione della ceramica?

Sono nato a Villamagna nel 1958, ho frequentato l’Istituto Statale d’Arte “Nicola da Guardiagrele “di Chieti. Tra tutti i laboratori presenti rimasi affascinato da quello di ceramica, merito anche del mio insegnante e maestro, Prof. Luigi Bozzelli, una delle figure più importanti della scuola, sia perché fu un fondatore della stessa, sia per i suoi studi a Faenza e per i suoi trascorsi familiari. Così, durante i cinque anni di scuola si rafforzò sempre più in me la convinzione di voler aprire una bottega artigianale di ceramica”.

Ci parli del suo rapporto col Maestro Luigi Bozzelli….

Durante questi anni, il legame col mio maestro si rafforzò sempre di più e andò ben oltre la passione e la vocazione che ci accomunava per la ceramica; c’era tra di noi un’intesa straordinaria. L’insegnamento di Bozzelli è stato continuo e fondamentale sia per quello immediatamente tecnico, sia per la carica umana che era capace di trasmettere”.

Ci parli dell’inizio della sua attività di ceramista…

Nel 1978, in occasione degli esami di maturità, ho espresso questa mia intenzione: non avrei continuato gli studi, ma avrei iniziato a lavorare in un laboratorio di ceramica. Fermo di questa decisione, mi rivolsi al mio insegnante Bozzelli rendendolo partecipe delle mie aspirazioni. Bozzelli, colpito dalla determinazione e dal mio entusiasmo, manifestò tutta la sua volontà nel mettere a disposizione il suo sapere e la sua esperienza. Consapevole che i cinque anni di scuola non fossero sufficienti per avviare un’attività così complessa, chiesi a diversi ceramisti di poter lavorare presso il loro laboratorio di ceramica per fare esperienza, ma nessuno fu disposto a prendermi, poiché consapevoli delle mie intenzioni, così chiesi al mio insegnante Bozzelli (all’epoca Vice Preside) di poter frequentare un altro anno di laboratorio e perfezionare la lavorazione della foggiatura al tornio. Senza esitare Bozzelli sostenne la mia richiesta, assumendosi ogni responsabilità nei confronti della scuola. Nel 1980, inaugurai il mio laboratorio di ceramica di 70 mq nella casa paterna”.

Su quali regole ha fondato il suo lavoro?

Da subito stabilii che ogni pezzo sarebbe stato realizzato a mano con manodopera qualificata che si sarebbe formata e specializzata all’interno dell’azienda sotto la mia guida attenta e scrupolosa. La dimostrazione della professionalità delle mie maestranze si evince dal fatto che diversi dei miei collaboratori hanno negli anni aperto attività in proprio. Decisi che la tradizione e l’innovazione sarebbero dovute conivere armoniosametne e che particolare attenzione sarebbe stata dedicata allo studio delle forme, dei colori e dei decori, per cercare di dare ad ogni singolo oggetto di artigianato uno spessore artistico. Da sempre, un ruolo fondamentale è stato rivestito dalla sperimentazione e dall’innovazione che, oggi, ancor più che in passato, rivestono un rolo primario nel mio laboratorio di ceramica, diventando parte integrande e fondamentale della “filosofia aziendale”.

Ci parli del suo rapporto con Giuseppe Di Prinzio, artista pescarese, insegnante e fondatore del Liceo Artistico “G.Misticoni” di Pescara….

C’era una grande stima e fiducia fra di noi. Il Maestro Giuseppe Di Prinzio, le cui opere in bronzo, argento e ceramica arredano numerosi angoli della città di Pescara e non solo, lo conobbi nel 1986, quando partecipai al concorso di Ceramica organizzato dall’ “Ente Mostra dell’Artigianato Artistico di Guardiagrele”, presentando un servizio da tè realizzato a terzo fuoco. In quell’occasione Di Prinzio, nominato dall’Ente Mostra membro della commissione, notò subito il servizio da tè che si diversificava dai restanti sia per la particolare forma sia per l’accurato decoro. La commissione all’unanimità assegnò il 1° Premio alla ditta Liberati citando testuali parole: “…1° premio per la realizzazione originale dell’oggetto e la perfetta tecnica adottata, nonostante le difficoltà tecnologiche del terzo fuoco”. Il concorso, tutt’oggi biennale, ha visto la ditta Liberati vincitrice per altre due edizioni nel 1988 e nel 1990. Nel 1992 il tema del concorso fu, invece, un servizio da caffè e, in quell’occasione, decisi di non partecipare, ma realizzai ugualmente il servizio che esposi durante la mostra. La Commissione propose all’Ente Mostra di comprare con un premio acquisto il servizio da caffè realizzato dalla mia ditta, poiché di elevato spessore artistico e tecnico. Nei concorsi successivi decisi di non partecipare più, poiché vincitore di diverse edizioni. Ma con grande soddisfazione ho visto l’aggiudicarsi di premi e riconoscimenti ad alcuni miei allievi. La dimostrazione del rapporto e della stima instauratosi tra Di Prinzio e Liberati, si evince dalla frequenza con cui insieme a Bozzelli ed Enrico Terribili, quest’ultimo romano di nascita e pescarese di adozione, grande artista dell’arte orafa e insegnante presso il Liceo Artistico di Pescara, si recavano presso il laboratorio di Liberati. Nel 1995 Di Prinzio realizzò la sua ultima grande opera, posta in Piazza della Marina: un monumento in travertino imperiale alla cui base è stato inserito un pannello di ceramica interamente realizzato nel laboratorio della mia azienda”

Qual è secondo lei una qualità che apprezzavano nella sua attività sia Bozzelli che Di Prinzio?

Una qualità che sia Bozzelli che Di Prinzio hanno sempre apprezzato in me, era quella di essere completamente disponibile verso coloro che volevano avvicinarsi a questo mestiere. Infatti ho sempre offerto la possibilità di fare pratica, gratuitamente, all’interno del mio laboratorio, pur conoscendo le intenzioni degli allievi di voler aprire una propria attività”.

Che rapporti avete con l’antica scuola di ceramica di Rapino?

Si può sicuramente affermare che è grazie alla mia disponibilità nell’insegnare l’arte ceramista a nuovi allievi, se a Rapino, che vantava un passato glorioso nella ceramica, sono sorte nuove botteghe artigiane dopo anni di decadenza. Non mi sono mai preoccupato della produzione degli altri ceramisti, perché il bello di questo mestiere è che non c’è limite alla creatività ed è possibile diversificare la produzione anche all’interno della stessa azienda”.

Che progetti avete per il futuro?

Con il nuovo millennio ho deciso di avviare un nuovo ciclo produttivo, iniziando a mettere in pratica tutto ciò che ho sperimentato in passato. La nuova produzione di pezzi unici, ha riscosso il consenso di critici ed appassionati, tant’è che nel 2006 la Regione Abruzzo ha organizzato nel Palazzo dell’Emiciclo di L’Aquila una Mostra personale a me dedicata. L’evento ha riscosso grande successo e in quell’occasione il mio maestro Bozzelli mi passò simbolicamente lo “scettro” con questa frase: “adesso posso dire che mi hai superato”. Molte sono state le occasioni in cui la ditta Liberati è stata chiamata a rappresentare la ceramica abruzzese. Oggi, a quasi 40 anni dall’inizio dell’attività, i miei figli che da sempre “respirano” ceramica, si stanno inserendo nell’attività di famiglia, dividendosi tra la produzione e l’amministrazione, con la consapevolezza di avere una grande responsabilità e di aver scelto un mestiere non facile, in un periodo storico non certo dei migliori, ma, soprattutto perché, anche non volendo, dovranno sempre confrontarsi con me. Comunque sia, i miei figli, nonostante la loro giovane età, cercano di dare un’ impronta personale ai loro lavori con i quali stanno iniziando a partecipare a Mostre e Concorsi, ottenendo l’apprezzamento non solo del pubblico ma anche della critica, visti i premi e le menzioni ricevuti. Chiunque mi incontra, può ancora riuscire a vedere nei miei occhi l’entusiasmo, la grinta e la forza di volontà degli inizi. E passo dopo passo, con il sostegno dei miei figli e di mia moglie Assunta che da sempre mi affianca nell’attività, ho trasformato la “piccola bottega” in una grande realtà, un laboratorio di ceramica ad alto livello di professionalità, in grado di rappresentare l’eccellenza della ceramica abruzzese nel mondo. D’altronde, il motto della mia azienda può essere riassunto in questa semplice frase: “nel mio lavoro non c’è un punto d’arrivo e prefiggersi dei traguardi significherebbe limitare la creatività“.

Per approfondimenti e maggiori informazioni Ceramiche d’arte Liberati, Via Val di Foro, 101 – 66010 Villamagna (Ch), Abruzzo – Italy, tel. 0039 0871 300750 – fax 0039 0871 301333, email: info@liberati.net, www.liberati.net

La redazione di Discovery Abruzzo Magazine

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