Come aiutare i bambini ad affrontare la morte di persone care?

 

Valentina Di Giovanni Psicologa e Psicoterapeuta

(DAM) Pescara – Comunicare a un bambino la morte di una persona cara è, a volte, molto difficile per i genitori. La morte può manifestarsi in modo diverso: può essere prevista, attesa, improvvisa o violenta e viene diversamente patita secondo il grado di vicinanza del morto rispetto al bambino, in base all’esperienza di vita fatta fino a quel momento e all’atteggiamento degli adulti che restano. L’intento di questo articolo è di poter dare avvio ad una serie di spunti e riflessioni per poter aiutare genitori e bambini nell’affrontare la perdita di una persona cara.

Quando muore un adulto al quale un bambino è legato, è molto importante, in primo luogo, non smentire ciò che il bambino avverte, sia nello sguardo dei genitori, ma anche dei movimenti che si verificano in casa. I bambini infatti, riescono a leggere perfettamente la tristezza e lo sgomento nel comportamento dei grandi. Spesso la bugia più frequente che gli adulti si dicono per sfuggire a questo loro compito è : “è troppo piccolo per capire”. In realtà sono spesso gli adulti troppo spaventati per parlare.

E’ innegabile che la morte di una persona cara, quando si verifica precocemente nella vita di un bambino, lo espone ad una intensa sofferenza. In tali circostanze è molto importante per i bambini essere accompagnati, sostenuti, capiti, proprio perché si trovano di fronte ad esperienze emotive troppo forti, a volte violente, per le quali non possiedono ancora gli strumenti per poterle adeguatamente fronteggiare e comprendere. A volte invece, ciò che spesso accade, è che i bambini sentono come un divieto implicito a fare domande, oppure temono di poter arrecare ulteriori dolori ai genitori già provati dal lutto, facendo delle domande. Spesso gli adulti non comprendono quanto sia importante per i bambini condividere il dolore e sapere. E’ fondamentale dunque dar loro la possibilità di interrogarsi sugli eventi dolorosi e cercare aiuto nelle parole dell’adulto.

La scelta del silenzio, o della negazione di quanto è accaduto, non è protettiva nei loro confronti , ma giungerà al bambino come un divieto a conoscere. Il silenzio non sarà un conforto bensì potrà dare loro la sensazione che l’adulto sia troppo spaventato, troppo debole e per questo incapace di aiutarlo, proteggerlo, soccorrerlo, ma anche potenzialmente colpevole. Inoltre, ciò che accade spesso nelle situazioni di morte, è che il bambino viene mandato via, pensando che allontanarlo sia un bene per lui. Si dice che si fa per preservarli da esperienze pesanti, ma in questo modo si impedisce loro di partecipare , non considerando il loro profondo bisogno di condividere con gli altri della famiglia le vicende che si stanno vivendo.

Ciò che, ad esempio, oggi accade frequentemente, è che gli adulti stentano a far partecipare i bambini ai funerali dei parenti più prossimi: vedere una persona cara morta è quasi impossibile da pensare. Accade purtroppo sovente, che i bambini si trovino molto soli di fronte alla sofferenza, senza che gli adulti siano in grado di condividere con loro gli eventi dolorosi. E questo accade proprio quando si ha a che fare con situazioni che coinvolgono anche gli adulti, essi stessi stravolti e oppressi da un peso a volte insostenibile.

Per concludere vorrei dunque sottolineare quanto l’elaborazione della perdita, nel bambino, sia condizionata dalle presenze affettive che possono condividere con lui queste esperienze cosi devastanti. Quando il bambino non è aiutato a sperimentare, tollerare e dare parole a paure e sofferenze, il dolore diviene un’esperienza invivibile e può accadere che la vita emotiva del bambino venga annullata, o che si determinino dei gravi arresti nello sviluppo. Infatti, da come queste esperienze sono vissute nell’infanzia, e da come sono elaborate, dipenderanno la possibilità che la personalità cresca in modo armonico oltre che la capacità di affrontare in seguito, nella vita, eventi di dolore e perdita.

E’ possibile affrontare un’esperienza traumatica come quella della perdita, con una psicoterapia, in modo diverso per i bambini e per i genitori. La terapia psicoanalitica può offrire uno spazio per pensare, elaborare la sofferenza e trovare le risorse necessarie alla vita.

Per maggiori informazioni: https://www.psicologi-italia.it/psicologo/valentina-di-giovanni.html

Dott.ssa Valentina Di Giovanni – Psicologa e Psicoterapeuta

Precedente La Sofferenza psichica e la psicoterapia psicoanalitica (a cura della Dott.ssa Sara Di Giovanni) Successivo Tra falsa amicizia e solitudine chi vincerà?