L’antica origine dei Floralia, festa della primavera dei Romani

(DAM) Roma – I giorni primaverili compresi tra la fine di Aprile e i primi di Maggio, nel momento in cui la fioritura è quasi al culmine, corrispondono alle sfarzose festività romane in onore della dea Flora, antica divinità italica della primavera, denominate Floralia o Ludi Florales.
Durante queste celebrazioni, nelle quali si susseguivano ludi scaenici e giochi di varie tipologie, la popolazione si concedeva ogni genere di licenziosità con eccessi di scherzi e libagioni. Il divertimento tipico dei Floralia era, infatti, la performance delle mimae la cui esibizione si concludeva, dietro richiesta degli spettatori, con la nudatio mimarum, consuetudine che anticipava i futuri spogliarelli. L’atto di privarsi degli abiti fra gli schiamazzi del pubblico non è da intendersi come fine a se stesso ma affonda le sue radici nella credenza di una connessione tra la sessualità umana e la fertilità vegetale, per cui stimolando l’una attraverso il rituale sacro, si stimolerebbe anche l’altra.
Dopo le rappresentazioni teatrali le celebrazioni si concludevano al Circo Massimo con la tradizionale caccia ad animali domestici, come capre e lepri.
Queste consuetudini e stati d’animo si riflettevano anche nell’abbigliamento che caratterizzava i Romani durante queste particolari ricorrenze; le donne indossavano vesti variopinte, normalmente vietate, mentre gli uomini cingevano il capo con ghirlande di fiori per simboleggiare il risveglio della natura. Anche i templi dedicati alla dea e le case private erano abbondantemente ornati per l’occasione; un vero e proprio trionfo di profumi e colori. In altre parole, la natura era in festa e anche gli esseri umani vi prendevano parte.

Il culto della dea

Il culto della dea era diffuso presso i Latini, i Sabelli e gli Oschi che successivamente lo introdussero nella città di Roma.
I Floralia furono istituite nel 241 a.C. come responso della consultazione dei Libri sibillini, a causa di una carestia. Nel 173 divennero stabili e continuarono a celebrarsi fino alla decadenza del paganesimo. A Flora era consacrato anche un sacerdote, il flamen Floralis, che presiedeva alla devozione e all’organizzazione delle feste.

Flora nella poesia

Il poeta Ovidio racconta nei suoi Fasti l’episodio della metamorfosi di Flora, da ninfa terrestre a divinità della primavera: il vento Zefiro, invaghitosi della giovane donna, la raggiunge e la possiede contro la sua volontà, decidendo infine di renderla sua sposa. In dono le concede il potere di far fiorire ogni cosa che tocca, trasformandola in “Madre dei fiori”.
Lattanzio sostiene, invece, che Flora fosse una meretrice che aveva donato le proprie ricchezze al popolo di Roma, il quale, riconoscente, avrebbe istituito tali festeggiamenti in suo onore. In quest’ultimo caso probabilmente c’è una certa confusione con il mito di Acca Larentia.

Maria D’Argento – Discovery Abruzzo Magazine

Fonti: Enciclopedia Treccani, Romano Impero.com

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