Il significato delle comete per i Romani

(DAM) Italia – In questi giorni, comete hanno solcato i cieli detn JB ll’Appennino centro – settentrionale. Un fenomeno molto affascinante ed esoterico che per i nostri antenati aveva dei significati precisi. I Romani, influenzati da altre culture dell’ecumene imperiale, cercavano tramite gli astrologi di interpretare i segni provenienti dal cielo. Questa pratica non era sempre ben voluta dalle autorità che per ben quindici volte nella storia della Res Publica vietarono i consulti astrologici con esiti quasi mai efficaci. Molti imperatori e condottieri romani si rivolgevano agli astri per predire il futuro come facevano ad esempio Giulio Cesare, Ottaviano Augusto, Tiberio, Nerone e Domiziano. L’astrologo Posidonio di Apamea (135-50 a.C.) fu il fondatore di una scuola stoica di astrologia, basata sul libero arbitrio e sul determinismo di astrologia che dall’isola di Rodi si diffuse in tutto l’impero compreso l’occidente romano e ovviamente nella capitale, Roma. Giulio Cesare (100-44 a.C.) si è interessato anche di astrologia e scrisse anche un trattato sul tema (De astris) in cui ha trattato di astrometereologia. Augusto (63 a.C. – 14 d.C.), addirittura, fece coniare monete col proprio segno lunare di nascita. Anche fra il popolo era diffusa l’interoretazione dell’astrologia. Durante le esequie di Giulio Cesare una cometa apparve in cielo, e il popolo romano pensò che quello fosse il segno che la sua anima stava salendo in cielo a fianco degli Dėi, soprattutto a Venere, considerata la capostipite della casata di Cesare.

Vojtila Lara

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