Il peso delle emozioni: attenzione alla fame emotiva! ( a cura della Psicologa M.Cristina Barnabei)

La psicologa e psicoterapeuta Maria Cristina Barnabei di Giulianova (Te)

(DAM) Giulianova (Te) – Mangiare non significa semplicemente soddisfare la sensazione fisica della fame. Non si mangia solo per placare il brontolio dello stomaco, ma anche per calmarsi, coccolarsi, alleviare la noia, festeggiare, consolarsi. Questo tipo di comportamento non è insolito: premiarsi con un biscotto al termine di un lavoro impegnativo o faticoso, bere un bicchiere di vino o di birra per essere più socievoli, gustarsi un cioccolatino per coccolarsi in un momento di malinconia o solitudine sono comportamenti che tutti noi mettiamo in atto.

Il rapporto tra cibo ed emozioni sembra quindi ovvio, ma solo da pochi anni ne è stata dimostrata l’evidenza scientifica. Ci troviamo a questo punto a dover fare una differenziazione tra la fame fisiologica, risposta a un reale bisogno di nutrimento dell’organismo, e la fame emotiva, modalità comportamentale messa in atto quando si provano emozioni intollerabili e mangiare sembra l’unico modo per gestirle o comunque metterle a tacere. Purtroppo sommergere il disagio mangiando non serve, anzi, peggiora la situazione. Con l’assunzione incontrollata di cibo, ci illudiamo di star meglio e di aver messo a tacere quel groviglio di emozioni che ci rendeva “affamati”. In realtà il benessere è solo momentaneo in quanto, subito dopo l’abbuffata, tendiamo a sentirci in colpa, incapaci di controllarci, inadeguati. Dunque proviamo altre emozioni negative che, esattamente come quelle che hanno avviato il circolo vizioso, sono pesanti da gestire e siamo spinti nuovamente a “metterle a tacere” mangiando.

I comportamenti più frequenti di utilizzo del cibo come modulatore dello stato emotivo sono: gli spuntini furtivi, che si verificano prevalentemente nella seconda parte della giornata o di notte; il pascolo, che definisce una fame emotiva intermittente in luoghi differenti per tutto l’arco della giornata; l’abbuffata compulsiva, ossia l’ingestione vorace di cibo in poco tempo seguita da senso di colpa e disgusto verso se stessi e accompagnata dalla sensazione di non poter mai più recuperare la capacità di controllo su di sé e sulla propria fame.

Invece di utilizzare il cibo per dissipare, tappare, sedare, coprire momentaneamente lo stato emotivo, sarebbe più utile impegnarsi nell’osservazione delle proprie emozioni, delle sensazioni fisiche e dei pensieri e iniziare ad accettarli come “normali” conseguenze del vivere. Una volta individuati pensieri ed emozioni, possiamo valutare comportamenti alternativi di reazione, più funzionali e meno nocivi dell’ingestione di cibo. Molto utile in questo il sostegno di una terapia cognitivo comportamentale, approccio scientificamente validato e con maggiori prove di efficacia per il trattamento di queste problematiche.

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Dr.ssa Maria Cristina Barnabei – Psicologa e Psicoterapeuta

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