Eugenio Toppi, maestro scalpellino di Lettomanoppello

(DAM) Lettomanoppello – A Lettomanoppello, piccolo paese di origini medievali disteso ai piedi della Majella, gli artigiani scalpellini mantengono viva l’antica tradizione della lavorazione della pietra, una vera e propria commistione tra competenza e sapienza artistica. Nel corso della kermesse “Dieci giornate in pietra”, tenutasi alcune settimane or sono, il Comune di Lettomanoppello ha riservato spazi prioritari alla celebrazione e promozione di questo mestiere millenario, noto sin dall’epoca romana, ospitando diversi artisti di fama internazionale. Tra questi ultimi era presente un giovane artigiano lettese, Eugenio Toppi, il quale ha gentilmente risposto ad alcune domande sul suo mestiere.

Come è sorta il lei questa passione per la lavorazione della pietra?

Fin da bambino, i miei primi “lavoretti” in pietra risalgono all’età di 6/7 anni. Ho avuto la fortuna di poter osservare il maestro Gennaro D’Alfonso all’opera nel suo laboratorio nel centro del paese. Ho frequentato l’istituto d’arte alle scuole superiori e ho appreso le tecniche e l’elaborazione dei materiali da altri artigiani locali anche se sono sostanzialmente un autodidatta, poiché non ho preso parte a nessun corso specialistico“.

Può parlarci della sua attività artistica?

Dietro la mia attività c’è sia lo studio sia la parte pratica, l’esecuzione di svariati disegni e tentativi per il completamento dell’opera. Sono specializzato nella lavorazione della pietra bianca della Majella attraverso l’uso di strumenti semplici quali gli scalpelli, la sega o il segaccio, la squadra, il compasso e produco diversi oggetti d’arredo e design o di decoro pubblico per clienti locali ed extra regionali“.  

Come vede il futuro di questa professione? Come è cambiata nel corso del tempo e come si evolverà nel futuro?

L’evoluzione di quest’arte è un punto dolente. Sicuramente la tecnologia agevola la realizzazione del lavoro, mettendo però in secondo piano la manualità dell’artigiano. Si avverte anche la necessità di produrre di più, più in fretta e ad un prezzo basso, seguendo i dettami di tempi dai ritmi frenetici. A mio avviso il lavoro industriale non ha molto senso poichè produce oggetti freddi, difficili da vendere, senza energia nè identità. Per il futuro occorre garantire la continuità di questa tradizione all’interno del paese; uno dei miei sogni è appunto quello di aprire una scuola per la formazione degli scalpellini“.

Maria D’Argento – Discovery Abruzzo Magazine

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