Esiste veramente l’Abruzzo?

(DAM) Abruzzo – La regione Abruzzo è una terra caratterizzata dalla eterogeneità dei suoi paesaggi fisici e naturali e ciò ha influenzato lo sviluppo di numerose e diverse particolarità culturali, linguistiche, etniche, socio – economiche che hanno avuto un processo di evoluzione storica differente. Proprio per questo motivo sorge spontaneo chiedersi: esiste veramente l’Abruzzo?

Storicamente il nome della regione era “Abruzzi” e, successivamente, divenne “Abruzzo”. Ciò ha sempre racchiuso, nel nome, la diversità delle etnie preromane che si sono evolute ed integrate nel corso dei secoli. La barriera appenninica che occupa geograficamente la parte centrale della regione ha fatto sì che, sin dall’antichità, costituisse un elemento di divisione delle popolazioni ivi residenti spingendo le stesse a diversificare le mete degli scambi commerciali: sul versante ovest con Roma, con la Toscana e l’Umbria, sulla parte orientale, invece, i mercati con tutte le zone costiere adriatiche e con la Dalmazia.
Durante il regime fascista l’Abruzzo venne decurtato di tutta la parte nord occidentale che lo portava a confinare con l’Umbria, ceduta alla nascente provincia di Rieti e, nel 1963, la scissione del Molise ha contribuito a ridurre la nostra regione da un punto di vista territoriale e abitativo.
Il concetto di sovranità regionale previsto dalla Costituzione repubblicana si è concretizzato soltanto nel 1970 allorquando le regioni a statuto ordinario hanno preso vita ricalcando pedissequamente i confini già definiti in precedenza. I gruppi etnografici che si sono avvicendati sul territorio hanno mantenuto le loro peculiarità tramandandole alle generazioni successive. I dialetti, come gli usi e i costumi, sono diversi in ogni paese pur se limitrofi.
Tutta questa diversità costituisce da un lato vera ricchezza culturale di questa terra ancestrale ma, dall’altro lato, sottolinea la grande promiscuità di derivazioni e di contaminazioni subite durante la storia. La religione è stato l’elemento catalizzatore tra le etnie locali e quelle straniere, amalgamando i popoli tra loro.
Il pericolo incombente sull’Abruzzo, come anche sull’intero Paese e sull’Europa, è costituito dall’affermarsi di un pensiero unico. Quest’ultimo è iniziato dalla diffusione di un lessico comune a tutti i livelli ed è, però, destinato a cancellare ogni ideologia politica e culturale. Perciò, in nome della preziosa diversità che contraddistingue questa terra, non è possibile parlare di una vera e propria storia unitaria dell’Abruzzo ma si riscontrano una serie di storie locali e comunitarie.

Occorre tutelare le differenze esistenti che hanno resistito al transito dei secoli e che in questo momento sono a rischio a causa del profitto di un capitalismo nuovo che, per la sua affermazione, deve passare attraverso l’allontanamento del cittadino dalla cultura, dalla tradizione e da quant’altro possa costituire un ancoraggio.

Maria D’Argento – Discovery Abruzzo Magazine

Precedente L'antica Teate e la dinastia degli Attonidi Successivo Gabriele Di Meo, il poeta barbiere ispirato da Dio