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Chieti, scoprire e valorizzare i reperti archeologici sotto Piazza San Giustino per riscoprire l’identità teatina

Il disegno del misterioso mosaico romano o italico ritrovato in Piazza San Giustino da Zecca

(DAM) Chieti – É dal 2012, da quando è entrata in crisi definitivamente l’identità cittadina di Chieti di centro amministrativo e direttivo della sua provincia (formatasi nella Tarda Antichità nel corso dei secoli passando per il Gastaldato Longobardo, la Contea Franca, il Giustizierato Feudale e giunta alla piena maturazione con l’organizzazione territoriale provinciale  dello Stato Liberale  fra fine Settecento e inizio Ottocento) che sto portando avanti la mia missione tesa alla valorizzazione e alla riscoperta della storia e delle radici di Teate.

A tal proposito vedi C.Vignali, “Chieti Medievale” (2013). Da buon storico della politica, cerco di attualizzare il glorioso passato, affinché funga da esempio per il futuro e rappresenti le solide basi per la gloria postuma, pubblicizzando l’incredibile mito della città di Achille che secondo leggenda sarebbe stata creata dai guerrieri mirmidoni del Pelide in onore della madre dell’eroe omerico, la Ninfa Teti. 

Chieti, come l’ha definita lo storico Ludovico Gatto, è come l’Araba Fenice che risorge dalle ceneri. Anche se sembra forse strano ai contemporanei, quella dell’Araba Fenice è per certi versi una costante nella storia di Chieti e dei suoi cittadini.

Nella Tarda Antichità i Teatini non abbandonarono la città dopo le invasioni e i sacchi barbarici, ma conservarono una organizzazione e una identità cittadina ben precisa fino a tutto il periodo Longobardo.

Di questa epoca, di cui ci resta quasi nulla di documenti storici, viene in ausilio l’Archeologia con i resti trovati nel sottosuolo ricco di tesori.

In merito, si veda anche il mio saggio pubblicato C.Vignali “Chieti nella Tarda Antichità” (“La Voce dei Marrucini” 2015) in cui, tra le altre cose, pubblico alla fine una mappa disegnata diversi anni fa dagli archeologi che mostra cosa c’è ed è stato ritrovato e ben catalogato sotto il sottosuolo del centro storico di Chieti e che attualmente non è visibile all’occhio umano, ma che esiste e che fa parte del sistema della “Chieti Sotterranea” che potrebbe essere sfruttato maggiormente ed utilizzato ai fini turistici se ci fossero determinanti finanziamenti (Vedi anche https://agenziastampaitalia.it/cultura/cultura-2/43075-i-tesori-e-i-misteri-di-chieti-sotterranea-da-conoscere-valorizzare).

Dopo il sacco dell’801 a opera dei Franchi di Pipino  Carlomagno, figlio del primo sacro romano imperatore Carlo Magno, e l’incendio che venne appiccato nella città difesa strenuamente dal Conte Roselmo e che costò probabilmente la distruzione dei primi documenti della Diocesi Teatina e forse chissà  anche delle opere di Gaio Asinio Pollione, l’inventore delle biblioteche pubbliche.

Ma, la città incendiata ebbe modo di riprendersi e ancora la tenacia dei Teatini fece la parte del leone; sotto il Sacro Romano Impero la dinastia degli Attonidi diede nuovo lustro al territorio teatino allorché i Conti  Trasmondi divennero anche Duchi di Spoleto.

Proprio per questo motivo, nel 2018 ho scritto un saggio, pubblicato in formato economico che esalta la resilienza dell’identità teatina nel corso dei secoli “Chieti e l’Araba Fenice” che è in realtà un compendio con le parti più importanti, significative e salienti dei primi due saggi, quello sul Medioevo (2013) e quello sulla Tarda Antichità (2015), in cui si attualizza la capacità di preservare l’identità cittadina nel corso dei secoli da parte dei Teatini, superando i traumi di saccheggi, distruzioni, paragonando la situazione dell’epoca con quella di oggi, in cui la città di Chieti è di fronte all’ennesima trasformazione e si pone il problema di conservare e tramandare ai posteri l’identità cittadina in questa epoca di transizione del Terzo Millennio dell’era comune che molti studiosi hanno definito un novello “Medioevo Tecnologico”. 

In un periodo storico come quello attuale in cui sempre meno persone sono abituate a leggere, in cui però è possibile usufruire dell’ausilio tecnico di video e foto digitali che possono essere messe anche in rete e diffuse sui social, è doveroso andare avanti negli scavi del sottosuolo di Colle Gallo in Piazza San Giustino, sia per venire a conoscenza di quello che sarà scoperto sotto e scrivere nuove pagine sulla storia dei tesori nascosti nel sottosuolo dell’antica Teate, sia per per risvegliare il senso di orgoglio e di appartenenza nella cittadinanza di questa antichissima e nobilissima città, le cui misteriose origini si perdono nel mito dell’Iliade omerica, sia infine per valorizzare la piazza più grande della città che da anni versa nel totale abbandono, ridotta a un parcheggio a cielo aperto con Palazzo d’Achille ancora mestamente chiuso, il porticato di Palazzo Mezzanotte imbrattato dalle scritte e quasi tutte le attività commerciali che hanno abbassato le saracinesche.

A tal proposito, ricavati nuovi posti auto altrove in centro, facilitato l’accesso pedonale veloce al centro cittadino con la rimessa in funzione a pieno regime della Scala Mobile o ad  esempio l’attivazione dell’eterno incompiuto tunnel di Largo Barbella, si potrebbe valorizzare Piazza San Giustino, ritrovando e  mettendo in mostra il famoso mosaico romano o preromano rinvenuto da Zecca alla fine dell’Ottocento che si dovrebbe trovare nell’altra parte della  piazza ancora non interessata dai lavori.

Nel 2018, l’amministrazione comunale stava pensando di realizzare un percorso per valorizzare i reperti e mostrarli a turisti e cittadini, ma per fare ciò bisogna essere abili a procacciarsi dei fondi, in un’epoca storica di “vacche magre” per gli enti pubblici territoriali come quella attuale.
Se Chieti vuole veramente decollare col turismo culturale deve valorizzare e fare conoscere a pieno, e non solo a pochi addetti ai lavori e appassionati, la sua storia; per fare ciò è necessario che le aspettative di chi ama la storia di questa città non siano nuovamente mortificate, come ad esempio quando venne ritrovato il mosaico, poi ricoperto, davanti il Teatro Marrucino in Piazza Valignani o quando è stata trafugata, mai più ritrovata e riposizionata la statua dell’ “Achille a Cavallo” dal cantiere del Municipio proprio in Piazza San Giustino. 


Cristiano Vignali – Storico Teatino