Annibale in Abruzzo fra i Monti della Laga sul tracciato dell’antica via Metella fino all’Adriatico

Il condottiero cartaginese Annibale (Wikipedia)
Il condottiero cartaginese Annibale (Wikipedia)

(DAM) – Teramo -Molti personaggi storici, condottieri, imperatori, principi e re, sono venuti in Abruzzo, spesso di passaggio nei loro viaggi o campagne militari in Italia. A tal proposito, oggi parleremo della presenza nella nostra terra di uno dei più grandi condottieri dell’antichità: il Cartaginese Annibale.

Nel 216 a.c. Annibale (247 – 183 A.C.), vittorioso al Lago Trasimeno sui Romani, si fermò e passò per la Vibrata, diretto verso Canne in Puglia, per curare i propri cavalli affetti da scabbia, ristorando i suoi soldati col vino della terra d’Abruzzo che ancora oggi è rinomato in tutta Italia e nel mondo.

Qui, probabilmente, fra leggende di creature mitologiche e spiriti maligni, il generale dovette impegnarsi anche in battaglie di logoramento con le genti alleate dei Romani ed ebbe molti soldati caduti anche a causa degli spostamenti delle truppe fra gli impervi valici appenninici e la fitta boscaglia. Anche se bisogna dire che l’esercito cartaginese era abbastanza abituato a tali condizioni ambientali, perché aveva già dovuto valicare le Alpi per invadere l’Italia.

A testimonianza del passaggio di Annibale fra i Monti della Laga e dei sanguinosi scontri che si sono tenuti in zona, la presenza di nomi quali: il “Valico di Annibale” fra le cime del Monte Gorzano (2458 mt) e il vicino Pizzo di Sevo (2422 mt), il “Tracciolino di Annibale”, la “Macera della Morte”, il “ Monte dei Morti”, il “Monte Romicito”, la “Valle dell’Inferno”.

Nel tratturo della “Macera della Morte”, come indicato anche da Romualdi nel suo libro “Il XX secolo ai piedi della Laga”, si dice che si sia svolta una battaglia fra Romani e Cartaginesi e qui i corpi dei caduti furono così tanti che furono accatastati in pire e lasciati “macerare”, da qui il nome della località montana.

C’è chi racconta fra gli escursionisti del posto di aver visto e/o sentito i lamenti degli spiriti dei soldati morti. Addirittura, si narra che nell’Ottocento, una donna avventuratasi fra queste contrade vide gli spiriti di alcuni guerrieri con delle lance che la trafissero. Fu ritrovata viva alcuni giorni dopo in stato confusionale con una ferita da armi da taglio sul corpo.

Questa zona sarebbe stata la prima vera Salaria poi caduta in disuso perché troppo selvaggia. Dalle Marche il tracciato si snodava fra salite e discese dalla cima del Monte Comunitore, per il valico del Passo Chino, inerpicandosi lungo l’ampio costone che tocca la vetta della Macera e il Pizzutello al di sotto di Cima Lepri. Qui passando per le Gole del Salinello e la Val Vibrata si giungeva sulla Costa Adriatica.

A testimonianza che qui passava una strada romana, vicino Sant’Omero in Vibrata, sarebbe stato rinvenuto un cippo che qualcuno indicò in uno di quelli che segnavano la via Metella dal Console romano che la creò. I resti di una pietra romana si trovano al di sotto della vetta di Cima Lepri.

Molti storici asseriscono che proprio su questa via che passava per Bosco Martese, fra il Ceppo, toccando Castel Manfrino, dovette avventurarsi l’esercito cartaginese per accelerare il suo arrivo sull’Adriatico e sfuggire ai Romani.

Comunque sia, il tracciato di Annibale sui Monti della Laga, è percorribile tramite il cosiddetto “trekking della Metella”, ideato dal CAI di Ascoli Piceno fra le province di Ascoli, Rieti e Teramo.

I Romani, invece, comandati da Quinto Fabio Massimo detto il “Temporeggiatore”, controllavano gli spostamenti di Annibale da Campo Imperatore.

Nel 211 a.C.,, l’eroe cartaginese sarebbe stato avvistato di nuovo in Abruzzo a Sulmona (AQ), patria di Ovidio, come citato dallo storico romano Tito Livio.

A Chieti, in località Colle Arenazze sarebbero stati ritrovati dei resti di armi antiche e altri reperti che secondo alcuni sarebbero datati alla Seconda Guerra Punica, quando Annibale avrebbe cinto d’assedio la città di Teate Marrucinorum. Ovviamente, di questa notizia, attualmente, non ci sono riscontri certi, poiché gran parte dei documenti di epoca romana del Capoluogo teatino sono andati distrutti nell’incendio del sacco dei Franchi dell’802 d.c..

Infine, pare che il condottiero cartaginese, dopo aver saccheggiato il Piceno, si accampò anche nel territorio di Atri.

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