Monti della Laga: il Ceppo, Bosco Martese e il Valico di Annibale

(DAM) Rocca Santa Maria – Questa volta parleremo brevemente dei Monti della Laga, la più grande catena arenaria degli Appennini, la quinta più alta dopo il Gran Sasso, la Maiella, il Sirente – Velino e i Sibillini, al confine fra Abruzzo, Lazio e Marche, sita nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga..

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L’ispirazione è nata dalla mia visita nel Parco al piccolo Comune montano di Rocca Santa Maria (1073 m Slm), dove sono stato a trovare l’azienda agricola “bio” Elsa Romualdi che fra le altre cose produce la rinomata patata turchesa.

Il Comune, dominato da Pizzo di Moscio (2411 m Slm), è diviso in più frazioni che prendono il nome da ville dell’antica Università, di cui restano spesso solo borghi abbandonati e diroccati, siti su alture circondate da fitte faggete, ha una storia molto ricca e avvincente, soprattutto per la sua posizione geografica cerniera tra il Centro e il Sud Italia, confine fra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli.
Qui passava una antica strada romana, la Via Metella dal console romano che la creò, come fa pensare il cippo ritrovato in località Vallorino di Sant’Omero nel 1823, da cui probabilmente passò anche l’esercito cartaginese di Annibale per sorprendere i Romani sulla costa adriatica, come dimostrano alcuni toponimi dei Monti della Laga, e l’area è stata sottoposta fino al periodo post unitario d’Italia a un fenomeno che nell’ “Ancien Regime” gli storici chiamavano “banditismo” e che dopo la nascita del Regno d’Italia prenderà il nome di “brigantaggio”, fenomeno favorito dai fitti boschi che arrivano pressoché fino alle vette delle montagne e dalle grotte in tufo ed arenaria che permettevano ai latitanti, ai fugitivi e ai profughi di nascondersi, come avvenne per gli abitanti di questo territorio, devastato nel 1668 dalle incursioni dell’esercito di Giuseppe De Zunica, (Maestro di Campo, Cavaliere di Calatrava e Regio Consigliere) venuto da Chieti per sconfiggere il flagello delle bande dei briganti, e per i partigiani teramani e i prigionieri di guerra alleati che, il 25 settembre 1943, dopo aver sconfitto in località il Ceppo le truppe tedesche, si poterono dare alla fuga fra la fitta vegetazione del Bosco Martese e nascondersi facilmente nelle vene tufacee della montagna.
A testimonianza del passaggio di Annibale fra i Monti della Laga e dei cruenti scontri con l’esercito romano e con le popolazioni italiche alleate di Roma, toponimi quali “Valico di Annibale” fra le cime del Monte Gorzano (2458 mt) e il vicino Pizzo di Sebo (2422 mt), il “Tracciolino di Annibale”, la “Macera della Morte”, il “Monte dei Morti”, il “Monte Romicito”, la “Valle dell’Inferno”.

Nel tratturo della “Macera della Morte”, ci sarebbe stata una battaglia fra Romani e Cartaginesi, i cui corpi dei numerosi caduti furono accatastati in pire e lasciati “macerare”, come indicato anche nel libro di Alfieri Romualdi “Il XX secolo ai piedi della Laga”. Racconti popolari che si ascoltano davanti il fuoco narrano che in alcune situazioni talune persone riescono a sentire, confuso con il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli e il rumore del vento, i lamenti degli spiriti dei soldati morti che una donna avrebbe anche visto e sarebbe stata trafitta da una lancia prima di svenire, per essere ritrovata dopo alcuni giorni in stato confusionale con una ferita da taglio sul corpo. Il percorso di Annibale per Bosco Martese è fattibile agli escursionisti tramite il cosiddetto “Trekking della Metella” organizzato dal Cai di Ascoli Piceno tra le province di Ascoli, Rieti e Teramo.

Bosco Martese, vero e proprio gioiello del Parco Nazionale della Maiella, é costituito da oltre 30 km di abeti bianchi, faggi e querce, sacre a Marte dio della guerra ma anche protettore dei boschi e dei giardini in tempo di pace ( da cui deriverebbe il toponimo “Martese”), dove vivrebbero satiri, gnomi, folletti, ninfe ed altri spiritelli dei boschi, personaggi dei miti e delle leggende medioevali che in età antica erano le divinità boschive di Fauno, antico preistorico re e protettore degli Italici e di Fauna, conosciuta anche come la Dea Bona, madre natura. In età Cristiana il posto di Marte viene sincretisticamente preso da San Martino, il cui nome deriva da “piccolo Marte”.
Nel bosco vivono animali come il lupo e il capriolo, ma anche il Picchio, animale sacro ai Piceni, con cui si manifestava il volere di Marte e di suo nipote Fauno, antiche divinità protettrice di questi luoghi incontaminati ricchi di funghi, castagne, ma anche more e mirtilli.
Gran parte delle escursioni in Bosco Martese, partono dal Ceppo, una rinomata località turistica dei Monti della Laga a 40 km da Teramo capoluogo di provincia e nel territorio comunale di Rocca Santa Maria. Da qui in uno scenario incantato, fra il tentativo di scorgere un satiro o una ninfa e paesaggi incontaminati, è possibile raggiungere il monumento alla vittoria partigiana del 1943, la Cascata Morricana, la radura del Lago dell’Orso (1800 mt circa) da cui è possibile ammirare.tutta la catena della Laga col Monte Gorzano in prima fila, per salire fino a Pizzo di Moscio (2411 m Slm).

Camminando è possibile ammirare un ampia panoramica sui massicci del Gran Sasso, sui Monti della Laga e sui Sibillini, i cui luoghi Magici, ricchi di storia e di leggenda, devono essere preservati perché in essi passa la “spina dorsale” della nazione italica.

Cristiano Vignali – Direttore Discovery Abruzzo Magazine

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