La grotta della Carnarejje da Vasto a Punta Penna e la leggenda del tesoro custodito dai demoni

(DAM) Vasto (Ch) – Girando per la città del Vasto siamo stati incuriositi dalla storia di una grotta sotterranea che collega Punta Penna a Vasto. Intorno a questa grotta, detta della “Carnarejje”, girerebbero una serie di leggende, secondo cui sarebbe la dimora di alcuni demoni che custodiscono un tesoro.

Ci siamo messi a ricercare questa storia sul web e abbiamo trovato un interessante racconto di Lino Spadaccini sul blog “NoiVastesi” di Nicola D’Adamo che riportiamo integralmente travirgolettato con la fonte che lo riporta.

Ovviamente, trattasi della narrazione di una leggenda che non ha nessun riscontro reale, né alcun fondamento scientifico, perciò va presa solo come una semplice storia dell’orrore o leggenda popolare che raccontano magari i genitori e i nonni ai bambini vastesi.

Tratto da www.noivastesi.blogspot.it

Grotta della Carnarejje

In territorio di Punta Penna, fino a non molto tempo fa, era visibile un grosso fosso indicato come l’ingresso alla grotta della Carnaria o Carrareccia. (Nella foto a fianco un’immagine dell’imbocco della grotta nel 1989, tratta da VastoNotizie).

Intorno a questa misteriosa grotta e ad un probabile tunnel che la collegava al vicino Palazzo della Penna (chiamato anche dei Cento Diavoli, perché secondo la leggenda in una notte sono spuntati i tredici comignoli), sono nate leggende e racconti più o meno fantasiosi.

Luigi Anelli nel suo volume “Origine di alcuni modi di dire popolari nel dialetto vastese”, successivamente ripreso sulle pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano, ricorda il detto “Va a chiamà’ lu duiàvele a la grotte di la Carnarejje”, come consiglio dato a chi ha la volontà di arricchire.

 

Il motivo di questo detto lo spiega la seguente leggenda: “Nelle lunghe serate d’inverno, quando la tramontana fischia lamentosa attraverso la cappa del camino, raccontano le nonne ai loro nipotini, che nella grotta della Carnera, sulla punta della Penna, vi è un diavolo a guardia di un tesoro ivi sepolto.

 

Un giovane animoso, volendo una volta impadronirsene, penetrò nella grotta e chiamò il diavolo, il quale, comparendo, gli disse che gli avrebbe permesso di portar via il tesoro, purchè fosse stato capace di non pronunziare parola, qualunque cosa avesse veduto. Ed avendo il giovine acconsentito, incominciò a scatenarsi sulla sua testa una furiosa tempesta accompagnata da lampi e da saette. Rimase egli imperterrito dinanzi a quel terribile spettacolo, ed eguale intrepidezza mostrò quando, poco dopo, per terremoto, tremò tutta la sotterranea caverna.

Ma allorché si vide venire incontro un orribile mostro, che a bocca spalancata stava per sbranarlo, non potè trattenere un grido di spavento; ed a quel grido la terra si aprì sotto i suoi piedi ed in un attimo lo inghiottì”.

Del fatto esiste un’altra versione raccontata oralmente da un vecchio vetturino al giornalista e letterato vastese Francesco Pisarri, e riportata sulle pagine de Il Vastese d’Oltre Oceano: “…andarono in tredici quanti erano gli Apostoli e Gesù Cristo, tutti con crocefissi e reliquiari. E fra essi vi era un prete coll’aspersorio e l’acqua santa sotto il mantello. Trovarono la buca ed entrarono. Cammina, cammina, ecco tre diavoli, Dio liberi. “Che volete?” dissero. E i tredici: “Siamo venuti a prendere tutto l’oro che sta qui”. I diavoli allora dissero: “Va bene; ma ci dovete dare l’anima vostra. Tagliatevi l’indice e scrivete il patto col vostro sangue su questi libri”. E presentarono certi libracci con i fogli tutti neri. Il prete allora alzò l’aspersorio e, spargendo l’acqua santa, disse lo scongiuro. Si udì un grosso tuono; i diavoli scomparvero gettando fiamme e i tredici si ritrovarono slanciati chi a S. Lorenzo, chi alla Bufalara, chi al Sinello”.

Ma i racconti e le leggende non terminano qui. C’è una bella favola raccontata da Michele Monteferrante e raccolta da Anna Stivaletta Artese. Un giorno ad un suonatore di violino, che non riusciva a guadagnare un becco di un quattrino per mantenere la sua famiglia, apparve un signore che gli consigliò di andare a suonare il violino nella Grotta della Carneria.

 

Il suonatore andò nella grotta e cominciò a suonare, quando all’improvviso apparvero delle coppie danzanti che si alternavano singolarmente. Ma ad un certo punto al suonatore apparve il suo compare morto da anni, che lo intimò a non prendere nulla da quelle persone perché erano diavoli. Invitato da questi personaggi infernali a visitare l’interno delle grotta, il suonatore rimase allibito nel vedere cumuli di oro e argento, così azzardò a toccare una coperta, ma all’istante una fiammata lo investì. Pervaso dal terrore, scappò via e andò a cercar fortuna col suo violino altrove.

 

La Redazione di Discovery Abruzzo Magazine

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