Tagliacozzo “caput Marsorum”: dal XIV al XVIII secolo.

 

Stemma storico di Tagliacozzo
Stemma storico di Tagliacozzo

(DAM) Tagliacozzo – Fregiato dal titolo di città, il comune di Tagliacozzo è considerato uno dei borghi più belli d’Italia, nonché importante meta turistica abruzzese, nella provincia di L’Aquila; lo ritroviamo citato persino tra i versi della Divina Commedia di Dante Alighieri: «[…] a Ceperan, là dove fu bugiardo // ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo // ove sanz’arme vinse il vecchio Alardo» (Inferno, XXVIII, vv. 16-18), in riferimento alla battaglia fra l’esercito di Alardo di Valéry, generale di Carlo d’Angiò, e quello di Corradino di Svevia, brutalmente travolto lungo il fiume Salto.

Vista la sua importanza storica, Tagliacozzo ha sempre conteso a Celano il titolo di “caput Marsorum”, vantando un origine altrettanto antica. Il suo nome, così singolare, sembrerebbe derivare dall’unione di due termini latini Talus, che sta per «taglio», e Cotium, che sta per «roccia», ragion per cui il significato sarebbe: «taglio nella roccia». Indicativa difatti è la posizione stessa del borgo, sorto lungo la fenditura che spacca in due il monte Civita.

Nell’antichità questo territorio era occupato dagli Equi, inseguito dai Marsi, popolo di abili combattenti; ma le prime notizie di un sito stabilmente abitato risalgono al XI secolo, prima di allora ci sono solo tracce di insediamenti nelle grotte montane, durante l’epoca neolitica e nell’età del Bronzo. Nel corso del Medioevo, Tagliacozzo venne inglobata nella Contea dei Marsi, sottoposta al Ducato Longobardo di Spoleto, e al 1074 viene fatta risalire la fondazione dell’odierno centro abitato, attorno alla base del castello sul monte Civita.

Nel 1250 si registrò un impressionante sviluppo economico del territorio, soprattutto grazie all’influenza positiva del governatorato di Rinaldo; mentre, nel 1400 circa, Papa Alessandro V decise d’aggregare la Contea di Tagliacozzo allo Stato Pontificio, staccandola dal Regno di Napoli e assegnandone la titolarità a Giacomo Orsini. Nel 1410, gli Orsini chiesero ed ottennero il permesso di aprire una Zecca a Tagliacozzo, nella quale si batté il «Bolognino»; successivamente, quando il feudo passò nelle mani dei Colonna, nella zecca si batté il «Cavallo», con il simbolo della famiglia.

Tuttavia, man mano che il centro del ducato si spostò verso Avezzano, Tagliacozzo perse parte della sua importanza; fino ad arrivare nell’Italia post-unitaria, quando fu attraversato dal fenomeno del “brigantaggio” per mezzo del generale spagnolo José Borjes, figura già approfondita in un precedente articolo. Un altro motivo di decadimento fu il trasferimento definitivo della diocesi dei Marsi, dal palazzo Ducale di Tagliacozzo a Pescina, e nel 1924 ad Avezzano, a seguito del violento terremoto nella Marsica del 1915.

Con la seconda metà del Novecento, però, il borgo è tornato a risplendere ed ad attirare numerosi turisti in villeggiatura, soprattutto dalla vicina Roma. Si tratta d’altronde di un luogo piacevole da visitare sia d’inverno che d’estate, per la bellezza dei paesaggi e la bontà della suoi piatti tipici.

Ilaria Catani

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