Un narcisista è in grado di amare?

La Dott.ssa Stella Semproni – Psicologa e Psicoterapeuta

(DAM) Pescara – La domanda che ci si pone più spesso dopo la fine di una relazione con un soggetto narcisista è: “La nostra storia è stata solo una finzione? Lui/lei E’stato/a davvero in grado di ingannarmi fin dal principio? Possibile che non mi abbia mai amato veramente?”

Prendere atto del fatto di essere stati parte di un grande inganno è la ferita più dolorosa che le vittime del narcisista si scoprono addosso al termine della relazione e curarla richiede un percorso interiore tutt’altro che semplice e lineare.

Purtroppo chi è affetto da disturbo narcisistico della personalità non è in grado di avvertire un autentico sentimento di amore e questa problematica affonda le radici in tempi lontani; la capacità di riconoscere le emozioni in se stessi e negli altri viene appresa dalle figure di riferimento primarie (caregiver) ma quando queste sono inadeguate, trascuranti o imprevedibili il bambino può non essere in grado di introiettare questa importante abilità sociale e crescendo potrà diventare un adulto incapace di provare EMPATIA , incapace cioè di mettersi nei panni dell’altro.

E’ questa particolare competenza che consente all’individuo di comprendere i sentimenti e i bisogni altrui, essere incapaci di provare empatia significa percepire l’altro come un oggetto senz’anima, un contenitore vuoto che ha l’unico scopo di soddisfare le proprie esigenze.

A questo punto le vittime del narcisista si chiedono: “ma se non è in grado di provare empatia com’è possibile che all’inizio mi ascoltasse con partecipazione e sembrasse capire così bene quello che provavo?”

La parola rivelatrice è proprio SEMBRARE, infatti i narcisisti sono abili IMITATORI delle emozioni, hanno imparato nel tempo e molto bene a simulare le emozioni, a mostrarsi empatici, addirittura a piangere se la situazione lo richiede: i bambini apprendono per imitazione ma, crescendo, imitare senza essere capaci di empatizzare equivale a SIMULARE delle emozioni che in realtà non vengono realmente sperimentate in se stessi né percepite nell’altro.

Chiaramente non tutti gli individui con storie familiari complesse sviluppano un disturbo narcisistico della personalità, le variabili che concorrono alla formazione di questa problematica sono molteplici (genetiche, sociali, familiari, legate alle esperienze di vita..).

Un errore che spesso si fa quando si cade vittima del soggetto narcisista è quello di giustificare i suoi comportamenti sbagliati empatizzando col suo passato difficile invece, se è vero che le cause di questo disturbo vanno ricercate nell’infanzia di questi soggetti, è vero anche che nulla può giustificare maltrattamenti fisici e psicologici: questo errore è compiuto spesso dalle donne che, essendo naturalmente predisposte all’accudimento, tendono a vedere il proprio compagno in difficoltà più che come un partner, come un bambino spaventato da proteggere e capire e a cui restituire quell’amore incondizionato che sente di non aver ricevuto in passato. Ed è proprio questo l’errore di valutazione che spinge le vittime a rimanere imbrigliate in un rapporto disfunzionale ma, invece di salvare il proprio compagno/a portandolo/a al cambiamento, finiscono per fare i conti con una storia finita (talvolta nel peggiore dei modi) e la propria anima in mille pezzi da ricostruire.

Anche all’inizio della relazione, quando il nostro narcisista sembra avere occhi solo per il proprio partner , lo fa sentire unico e speciale e lo tratta come fosse il centro del suo universo, in realtà sta tessendo la tela nella quale farlo cadere. Una domanda che spesso viene posta a chi ha concluso una storia con un partner maltrattante è “ma come hai fatto a stare con una persona del genere?”….la domanda, per chi è estraneo a certe dinamiche, sembra più che lecita in realtà, per chi è stato vittima di un amore malsano, è sicuramente difficile da spiegare anche a se stesso ma appare comunque semplicistica. L’individuo narcisista infatti non si presenta alla sua vittima preannunciandole quello che diventerà nel tempo ma, al contrario, è in grado di essere avvolgente, premuroso, generoso e protettivo suscitando sentimenti di amore e tenerezza: l’inganno comincia esattamente dal primo contatto col narcisista che, per attrarre a sé la vittima, prima di diventare svilente, rabbioso e rifiutante, fa in modo di assicurarsi amore e dedizione.

Se si riesce a capire tutto questo si arriva finalmente alla conclusione scomoda ma tuttavia salvifica che un soggetto affetto da un disturbo narcisistico della personalità non è in grado di esperire un reale sentimento di amore e, se è vero che nessuno si salva da solo, è anche vero che non si riuscirà mai a salvare chi non non vuole essere salvato, quello che infatti innesca il cambiamento è il senso di colpa che emerge dalla consapevolezza di aver ferito profondamente qualcuno ma l’incapacità di sintonizzarsi con i bisogni dell’altro e l’impossibilità di guardarsi dentro a causa di una grande fragilità interiore rendono arduo, se non improbabile, l’emergere di reali sentimenti di colpa che, quando sembrano essere presenti, vengono simulati esclusivamente per manipolare il partner e riportarlo a sé, all’interno della propria rete.

Negli ultimi anni sembra che questa sindrome colpisca soprattutto il mondo maschile tanto che, in maniera esponenziale, si registra l’aumentare di episodi di violenza fisica e psicologica a carico delle donne e sarebbe quindi importante comprendere che, sull’emergere di questa che è una vera e propria patologia, ha una grande influenza anche la nuova posizione sociale della donna, padrona più di ieri delle proprie scelte. Prendere atto che sul dilagare della sindrome narcisistica influiscono anche fattori sociali dovrebbe portare l’attenzione di tutte le agenzie educative al riconoscimento delle emozioni, al rispetto dell’altro, del diverso, del debole e all’accettazione delle nuove e più giuste dinamiche sociali.

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Dott.ssa Stella Semproni – Psicologa e Psicoterapeuta

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