Torano (Te): corsi di cucina interculturali dell’Associazione CA.MUS

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(DAM) Torano (Te) – Oggi con la Globalizzazione, sempre più c’è un contatto, una commistione, una fusione anche fra le cucine nel mondo, non solo dal punto di vista dei veri e propri piatti che importati all’estero si impreziosiscono di qualcosa di locale per essere meglio graditi nel posto, ma anche per quanto riguarda gli ingredienti, perché si parla sempre meno di mangiare “italiano”, “cingalese”, “marocchino”, “venezuelano”, ecc ecc e sempre più “all’italiana”, “alla cingalese”, alla marocchina” e “alla venezuelana” e via dicendo.

L’Associazione CA.MUS., a tal proposito, sta portando avanti in questo periodo dei corsi di cucina interculturale, due serie di quattro incontri nel mese di maggio.

Il progetto porta il nome “Pluralità”, è organizzato da CA.MUS. e CPIA (Centro Provinciale Istruzione Adulti), cofinanziato dalla FONDAZIONE TERCAS.

Ogni incontro prevede una cultura e nazionalità diverse (cingalese, marocchina, venezuelana, abruzzese).

Martedì scorso è stata la volta del Venezuela insieme all’associazione italo-venezuelana Alma Criolla che si è fatta promotrice della campagna AIUTACI A AIUTARE, per la raccolta umanitaria di medicinali.

A tal proposito, tra gli altri, noi abbiamo intervistato il Professor Francesco Galiffa a cui abbiamo posto le seguenti domande:

1) Che genere di attività culturale state proponendo con la CA.MUS?

Posso dire qualcosa solo in merito a questo progetto, facendo riferimento a quanto mi è stato riferito. Esso rappresenta un mezzo per conoscere delle abitudini alimentari delle etnie che sono attualmente presenti sul nostro territorio”.

2) Che idea si è fatto della fusione sul territorio abruzzese di più tradizioni culinarie nell’epoca della Globalizzazione?

Al momento non possiamo parlare di fusione tra le tradizioni astronomiche degli immigrati e quelle locali, perché i gruppi etnici sono ancora sostanzialmente chiusi; essa avverrà molto più in là, quando si saranno create parentele tra i vari gruppi. Attualmente possiamo parlare di piatti proposti come tipicità straniere e riproposte anche da operatori italiani ai soli fini commerciali; il kebab è un esempio. La storia dell’alimentazione ci insegna che le contaminazioni sono molto lente”.

3) Che cosa le ha colpito di più del confronto con la cultura venezuelana?

La tradizione gastronomica venezuelana assembla spesso alimenti che hanno origine in altre parti del mondo. Un esempio è dato dal “Pabellon criollo”, piatto presentato per l’occasione, oltre all’ “Arepas”, tipicamente sudamericano, a base di mais, prodotto base per l’alimentazione delle popolazioni del Nuovo Continente.

Ebbene il Pabellon assembla la carne di manzo sfilacciata (animale di origine europea) il riso (di origine asiatica), il platano (frutto originario delle Filippine, Indonesia e Australia)e il fagioli neri (autoctoni).

Questa commistione di ingredienti portati sì dagli europei, ma provenienti da diverse parti dell’Universo, è sintetizzata nell’aggettivo che qualifica il nome del piatto “criollo”, cioè creolo.

In Italia una situazione simile si può riscontrare nella cucina siciliana, la più influenzata, per motivi storici, dalla cultura gastronomica dei popoli che si sono stabiliti nel passato sull’isola”
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Il Prof. Francesco Galiffa
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