Teramo: intervista all’attrice e intervistatrice teramana Nancy Fazzini

Nancy Fazzini

(DAM) Teramo – Abbiamo sentito per la rubrica “Il Personaggio del Giorno” e “Abruzzo Cultura”, l’attrice e intervistatrice Nancy Fazzini, a cui abbiamo posto delle domande per conoscerla meglio.

Chi è Nancy Fazzini?

Una ragazza normale, mai attrice nella vita.. e forse neppure sul palco… aperta estroversa e giocherellona. Donna, ragazza, bambina e amante degli animali… di tutti gli animali.. in fissa con gli animali (nancy ride ndr)”.

Come é nata la sua passione per la recitazione e lo spettacolo?

Passione, si forse passione è la parola giusta.. passione, curiosità … Quand’ero piccina ero molto timida, ma molto eclettica: dipingevo, cantavo, creavo mini performance per gli adulti, comunicavo con gli altri forse non in maniera “convenzionale”, perciò probabilmente per tutti questi motivi i miei mi proposero il Teatro. Giorno dopo giorno questa parola divenne sempre più presente e iniziò ad integrarsi nella mia vita. Per qualche tempo poi, anche per avere la possibilità di muovermi con le mie forze, mi dedicai esclusivamente al canto, avevo un bel timbro, non avevo studiato certo ma, per ciò che richiedeva ” la piazza” andavo benissimo, e il teatro restò per anni incastrato, nelle notti, in quelle collane di libri usati e dalle mille edizioni che amavo leggere e collezionare. Il tutto rimase nell’immobilità finché non si presentò l’opportunità di una parte in un musical ” aggiungi un posto a tavola”.. chi altro se non Consolazione!! Tornare sul palco di un teatro e respirare ancora la sua magnificenza mi rinvigorii… allora ero una studentessa di biotecnologie farmaceutiche, in chiusura di percorso.. dopo pochi mesi entrai in accademia, mi trasferii a Roma, in povertà ovviamente, ma nel pieno delle energie… e da lì il sogno nella scoperta di me stessa ha avuto inizio. Oggi guardandomi indietro mi rendo conto di quanto i miei occhi siano più aperti, di quanto sia meno reale e più vero oggi il mio percorso conoscenza. Oggi anche grazie alla mia amica e socia Cichella, attrice davvero di grandi doti, mi trovo a guardare e a superare limiti, retaggio della società e degli studi. Questi nuovi occhi mi hanno fatto vedere il teatro sotto una nuova forma comunicativa, un luogo dove l’uomo, senza schema alcuno, senza limite, si fa portatore e voce degli altri uomini per uno scopo comune, per l’arte del vivere, come diceva Brecht. Il teatro, inteso come calderone delle arti, per me è risultato di un atto vivo anche quando sei solo in sala e respiri e sublimi in quel maestoso silenzio. Il teatro è un modo di amare, è un modo di vivere il mondo e il prossimo, il teatro non è mai stato solo per il teatro, per quel momento, per quell’ora, per quella sera o io almeno non l’ho mai visto così. Io nel teatro leggo la società vedo la quotidianità di tutti e solo di alcuni, vedo la violenza su una donna, vedo gli occhi di un ragazzo vittima di bullismo, vedo la morte che divora il corpo e la stasi di tutti coloro che intorno a quel capezzale attendono il verificarsi d’un destino scritto.. poi vedo lo spettatore, si, perché il teatro si fa in due… e vedo il dolore mutare in consapevolezza e vedo la gente, con la penna in mano, che riscrive e corregge con la conoscenza quel foglio di vita che appariva già stilato. Da tutto questo nasce, per me almeno, il Teatro Sociale, che vuole raccontare, che crea connessioni con enti impegnati sul territorio per citarne alcuni la fenice, la lilt, associazione Federica e serena, la croce bianca .. tutto questo è, rappresenta, ciò che mi piace chiamare “RETE” che …com’e’ tela di un ragno intreccia le sue strade e collega rami che sembrano troppo lontani per un così piccolo essere … e si crea la meraviglia, la condivisione, il collegamento, l’opportunità. Tanti sono gli enti e le associazioni che cooperano con il sociale, tante sono le donne, gli uomini impegnati a rinvigorire una promessa nata ancor prima di noi, quella del diritto alla vita. Ecco questa è la passione, la curiosità, la necessità, mi ha detto qualcuno, che muove il mio estro, che mi tiene sveglia la notte che mi regala emozione… E in questo percorso ho riscoperto l’amore per la scrittura, per la scrittura di copioni e di musiche, oggi che il muro del giudizio che fermava la mia mano è crollato, scrivo, scrivo per me e per gli altri. Scrivo perché forse sono incapace di parlare, perché vorrei che dalla la solitudine che impregna la mia vita nel dolore possa nascere la possibilità, dall’oppressione, la speranza. È proprio da questo, dalla malattia di Simona, un pezzo del mio cuore, dalla sua morte, che nasce filo di perle. Preveniamo il cancro al seno! Questo è il messaggio, in affiancamento ad una realtà come la lilt che a soli 15 euro l’anno, permette di fare mammografie, esami .. e noi vogliamo raccogliere fondi proprio per questo è vogliamo dire alla gente che ci sono realtà a cui possono appoggiarsi. Io non so ancora come, con quale ruolo preciso, ma io so che “voglio il e nel teatro”.”

Quali sono i suoi sogni nel futuro e i suoi progetti nel cassetto?


“La NANCYEFF MUSICAL COMPANY, la nostra associazione, ha in cantiere vari progetti, copioni e spettacoli che speriamo possano essere stimolo e veicolo di quel Teatro Sociale che accade quando il fare teatro attiva la crescita del singolo, del gruppo e della loro relazione. Per il momento abbiamo tre spettacoli, uno che è già stato rappresentato ad Atri e a Teramo “La Mia cantina La sotto” adattamento teatrale tragicomico dei monologhi della vagina. La cantina non è altro che il luogo dove le donne si liberano e in quel buio si riscoprono nella loro intimità e si raccontano. Ripercorrono e superano, con la parola, i loro limiti e le loro violenze, riscoprendo la propria identità. Con noi l’attore del grande schermo Acunzo Nicola, che ha sposato il progetto e che si è fatto attore e cassa di risonanza per il nostro messaggio. La Fondazione Tercas, le piccole associazioni sul territorio e il nostro partner per eccellenza, la Fenice, Centro Antiviolenza. A seguire “Filo di Perle” diario di una malattia e “un fiore per Rigopiano”, spettacoli che si affiancano alla Croce Bianca e alla lilt, per la ricostruzione nelle zone colpite dal sisma e per la prevenzione del cancro al seno. A condire il tutto un progetto televisivo nuovissimo FACCIA DA!! Con questo programma insieme a Luca Giuliano, attore, vogliamo smuovere il tessuto sociale abruzzese che alle volte pare un po’ sopito..il programma è in onda su Teleponte in prima serata il giovedì e in replica sulla stessa rete e tra poco anche in radio. Invitiamo gruppi emergenti che vogliono trovare spazio sul territorio, persone che vivono disagi e che non riescono a contattare le autorità, a scriverci .. ci pensa Faccia Da!! Per il resto .. felicemente film che aumentano all’attivo e…ti dirò di più .. a settembre la prima di Voglia di ricominciare, film di un regista ligure Iacona che ho conosciuto sul set di Dalida’, dove io sarò Emma, vorremmo proprio farla a Teramo”.

Cosa le colpisce di più in una persona?

Domanda difficile… io sono una di quelle che alle volte si rendono conto d’avere dei comportamenti strani, risulto a tratti essere o sembrare anche assente, i miei amici lo chiamano” il fantastico mondo di Nancy” . Altre volte mi apparto in mezzo ad una moltitudine di persone e osservo le loro mani.. Cosa mi vogliono raccontare della loro vita?Come si muovono… la camminata, la velocità del passo… Dove sta andando? Gli sguardi… molti sai che non guardano mai difronte a se… molti camminano e guardano a terra.. perché? Mi chiedo? Spesso i punti d’interesse divengono talmente tanti che mi trovo a guardare una cosa e poi a non vederla e andare al di là di essa. In questo marasma, quello che mi blocca, quello che ferma l’andare della mia mente è la vibrazione emozionale.. sai quando passi vicino a qualcuno, quando lo guardi negli occhi e sei percorso da un brivido? Da una sensazione? Ecco questo mi richiama, questo mi fa guardare più attentamente. Quel brivido per me è un emozione vissuta specularmente ed è questo strano riflesso emotivo che mi porta a capire che quel sentimento non è qualcosa collegato strettamente a me ma si crea e si rigenera istintivamente nella relazione, nella vicinanza, nel tocco della relazione momentanea o nel gioco del rapporto”.

Qual è la sua serata perferita?

“La mia serata preferita… casa, amici stretti e anche amici di amici, cenetta barbecue, vegano possibilmente, vino rosso, musica, pigiama e danze … una sorta di pigiama parti per adulti

Qual è il suo cibo e look preferito?

“Look preferito? Perché ? No, non ho un look preferito, ma non siamo tutti condizionati dal look ? Nostro e degli altri ? Si, purtroppo, anche inconsciamente lo siamo … io posso solo dire che ho dei colori preferiti e che non sono la tipa che in un ristorante di lusso veste “di lusso” .. le mie shopping girl personali sono mia sorella e la mia amica Michela.. Io odio anche andare a fare compere. Sul piatto preferito ho certezza invece: L’ hummus di ceci, ne sono stregata, rapita, a Barcellona ho vissuto mangiando solo hummus”.

La cosa migliore e la più negativa della società contenporanea del XXI secolo?

La società di oggi, me compresa, ritengo che non sia una società pronta alla comunicazione, non ancora pronta perché non pronta all’ascolto. Molti ritengono che saper comunicare voglia dire “saper parlare bene”, io credo invece che comunicare è ascoltare. Hesse diceva che le parole rappresentano una maschera comunicativa il cui significato dev’essere colto poiché le parole stesse tendono a velarlo. Allora nella nostra società, la società del rumore, del caos del bombardamento mediatico, del bombardamento sonoro, della confusione della musica fruibile costantemente della perdita del “rito”, della non abitudine al silenzio, tutto questo risulta essere ancor più difficoltoso. Avanziamo in questo comune cammino come se il rumore fosse sinonimo di vita ed il silenzio di morte ed per questo che il sopirsi dei suoni, che l’ascolto, ci fa paura. Questa società che sembra non ancora pronta all’ascolto è però anche la società dell’istruzione, della ragione, del pensiero e allora è con la ragione che si può e che si deve riscoprire l’istinto della comunicazione, è con l’informazione, che può essere più facilmente veicolata, che si può proiettarsi verso la conoscenza e la rivalutazione dell’altro, dell’entità e dell’essere dell’altro. Ora, in questo mare, sembriamo essere piccoli gruppi autoctoni che protendono e sperano in una comunicazione nuova, più efficace, ma dando alle nuove generazioni la possibilità di leggere, di approfondire, di ascoltare la cultura, che non è necessariamente Shakespeare, ma che è nel passato del nonno, cultura che è nel presente del vicino di casa, nello sguardo del compagno di classe, le cose possono cambiare”.

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4 commenti su “Teramo: intervista all’attrice e intervistatrice teramana Nancy Fazzini

  1. Daniele Berro il said:

    Bellissimo articolo, belle domande e ottime risposte, io ho potuto conoscere e tutt’ora collaborare a distanza con Nancy, e posso dire che è davvero una ragazza semplice e determinata, dalle mille risorse. Il suo carattere è proprio un suo punto di forza, non le manca mai la grinta e anche nel momento della difficoltà riesce a coordinare tutto ciò che vive in primis e ciò che la circonda!

  2. Andrea Iacona il said:

    Nancy e’ stato un vero piacere conoscerti in un contesto artistico, tu praticamente lo vivi nell’anima e nel cuore!

  3. Anonimo il said:

    Mi hai fatta sorridere facendomi leggere il mio nome sul tuo articolo.
    La tua fashion style-blogger-social…la tua amica …ti ama

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