Prevenire l’Alzheimer: è possibile?

 

Il Dott. Marco Moretti ci spiega come prevenire l’Alzheimer

(DAM) Roseto (Te) – Purtroppo non esiste al momento un piano di intervento universalmente accettato e funzionale per prevenire l’insorgenza di Demenza Senile. Nello studio delle malattie neurodegenerative un campo di grande interesse è sicuramente quello del riconoscimento dei sintomi che permettano una diagnosi precoce della malattia, tramite l’individuazione dei segni neurologici nella fase pre-clinica. Da tali premesse deriva il generale consenso che, al fine di intervenire nei confronti delle demenze,

sia fondamentale iniziare un trattamento il più precocemente possibile, magari prima della fase in cui la compromissione cognitiva e funzionale sia tale da minare l’autonomia dei malati. Da questo punto di vista, risulta fondamentale il concetto di Mild Cognitive Impairment (MCI o Declino Cognitivo Lieve), in cui si riscontra la presenza di disturbi di memoria soggettivi (quelli che tipicamente vengono riferiti al medico di base) e oggettivi (misurati cioè tramite test specifici per la memoria: in fondo tutti abbiamo qualche problemino di memoria, ma raramente questi piccoli disturbi sono da considerarsi patologici!), senza che vi sia nel contempo una compromissione degna di nota a carico delle attività della vita quotidiana.

Si tratta quindi di una fase di transizione tra l’invecchiamento normale e la demenza, che riguarda soggetti che non sono compromessi nelle loro attività della vita quotidiana, ma che sono potenzialmente a rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer o altri tipi di Demenze. Esistono inoltre varie forme di MCI. Frequentemente infatti, i pazienti con MCI hanno un significativo deficit di memoria che si può accompagnare anche a un lieve deficit in altre funzioni cognitive quali, ad esempio, il linguaggio, le abilità visuo-spaziali o le capacità di ragionamento, producendo

diverse tipologie di MCI a loro volta prodromiche di differenti tipi di Demenza (Malattia di Alzheimer, Demenza fronto-temporale, Afasia progressiva primaria…).

In conclusione, una valutazione clinica, neuropsicologica e comportamentale accurata risulta indispensabile non solo per l’individuazione del MCI, ma anche per valutarne la possibile progressione in demenza e di quale tipo, così da impostare precocemente un piano terapeutico

adeguato sia sul versante farmacologico che su quello della riabilitazione cognitiva, al fine di permettere almeno un rallentamento dell’inesorabile declino tipico di queste patologie; allo stesso tempo, un’alimentazione corretta, l’astensione dal fumo, una costante attività fisica e mentale e l’assunzione di farmaci mirati (se necessari) sono consigli sempre validi che permettono di eliminare un rischio aggiuntivo alla comparsa di demenza.

Maggiori informazioni

Dott. Marco Moretti – Neuropsicologo/Psicoterapeuta

Specialista in Neuropsicologia dello Sviluppo

Perfezionato in Psicodiagnostica, Neuropsicologia e Neuropsichiatria

Precedente "Vi spiego io il sottile confine fra normalità e patologia" a cura della psicologa Monica Di Girolamo Successivo "Odontoiatria e Osteopatia Craniale per i problemi alla bocca, alla mandibola, alle ossa craniche"