Nel 106 esimo anniversario dell’affondamento del Titanic, ricordiamo l’Abruzzese Luigi Finoli di Atessa (Ch)

 (DAM) Atessa (Ch) – La vicenda della tragica fine del “Titanic” è la tragedia di mare più nota del XX secolo su cui sono stati scritti libri e girati dei film. Il “Titanic”, definito ad errore come l’ “inaffondabile”, ebbe vita breve, infatti, durante il suo viaggio inaugurale dal porto inglese della città di Southampton, fino a New York, urtò rovinosamente un iceber alle 23:40 di domenica 14 aprile 1912.

La collisione, causò delle falle sulla fiancata destra del transatlantico che colò a picco in mare 2 ore e 40 minuti più tardi, dopo essersi spezzato in due tronconi.

Nel naufragio annegarono o morirono congelati ben 1518 dei 2223 passeggeri imbarcati, compresi 800 membri dell’equipaggio e il Capitano.

I superstiti furono solo 705 persone (6 dei quali salvati in acqua), alcuni dei quali spirarono sulla nave “Carpathia” che aveva risposto alla richiesta di aiuto.

Tra i superstiti del Titanic c’era anche un abruzzese, tale Luigi Finoli, nato 34 anni prima ad Atessa (Ch), il 10 settembre del 1877 da Vincenzo e Carolina Carnevale, imbarcatosi in Terza Classe. Egli dal 1905 viveva e lavorava a Philadelphia in Pennsylvania negli Stati Uniti, dove aveva sposato Rosa Ciccone, un’altra emigrante italiana. Luigi Finoli era tornato nella Madrepatria per trovare la sua famiglia.

Finoli, si salvò dalla sciagura del Titanic, salendo sulla scialuppa n.15. Chissà cosa avrebbe da raccontarci se all’epoca ci fossero stati i social e i mezzi di informazione di oggi. Magari, avrebbe potuto scriverci mentre la nave affondava e l’orchestra continuava a suonare, come avviene in ogni tragedia, ieri come oggi.

Stefano Muzi – Discovery Abruzzo Magazine

 

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