Miti e leggende d’Abruzzo: lo spirito molestatore del sonno, la “pantafica”

Fonte Wikipedia
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(DAM) – Abruzzo – L’Abruzzo è una terra dove l’uomo vive ancora in gran parte a contatto con la natura e dove sono ancora molto sentite tradizioni e credenze popolari, come ad esempio il mito della “pantafica” o “pandafeche”, lo spiritello molestatore del sonno, molto famoso anche nell’attigua Provincia marchigiana di Ascoli Piceno.

La “pantafica” è rappresentata come uno spiritello vestito di bianco o di nero che ha il viso di una vecchia nonnina (per certi versi somigliante a una strega) con una bocca appuntita che ama fare i dispetti agli addormentati, sedendosi sopra l’addome del malcapitato comprimendo la respirazione e ostruendo la bocca con la mano.

A questo punto, la vittima della “pantafica” si sveglierebbe dopo un incubo molto realistico, sentendosi paralizzata e soffocata, incapace di respirare e di parlare per qualche istante.

Secondo la tradizione, per fermare lo spiritello molesto basterebbe porre ai piedi del letto un fiasco di vino di cui la “pantafica” è ghiotta o lasciare un sacchetto di legumi e/o una scopa con molte setole perché l’essere soprannaturale amerebbe contare le cose molto numerose.

A S.Benedetto del Tronto, addirittura, secondo gli anziani del posto, la “pantafica”, sarebbe lo spirito di una donna veramente esistita e morta di freddo al porto ad inizio Novecento. La sua presenza sarebbe avvertibile passeggiando da soli anche nei pressi della statua del “Monumento al Pescatore”.

Questo è quello che dice la superstizione popolare che spiega l’improvvisa paralisi nel sonno attraverso il soprannaturale, ma anche la scienze ha cercato di spiegare la cosa, collegando le cause del soffocamento a patologie quali disturbi di apnea ostruttiva, ansia, emicranie e narcolassie.

Ma, secondo sondaggi scientifici, almeno il 38% della popolazione colpita da questo fenomeno, è convinta che questo fastidioso disturbo del sonno sia legato al soprannaturale.

E c’è chi giura di aver visto veramente la “pantafica” risvegliandosi di soprassalto, magari in preda a delle allucinazioni possibili in uno stato di dormiveglia.

Stefano Muzi

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