Macchia da Sole e Castel Manfrino: dove storia e leggenda si incontrano

 

Castel Manfrino (Wikipedia)
Castel Manfrino (Wikipedia)

(DAM) Valle Castellana – Oggi andremo alla scoperta di uno dei luoghi più affascinanti e “misteriosi” della provincia di Teramo: Castel Manfrino o Castello di Macchia.

All’interno del Parco Nazionale dei Monti della Laga ,tra le montagne gemelle dei Fiori e di Campli, si ergono, su uno strategico sperone di roccia a 960 metri di quota, i ruderi del maniero, gioiello di architettura militare medievale.

Il castello, grazie alla fama dei personaggi illustri ad esso legati,  è un luogo estremamente ricco di storia e leggende su preziosi tesori custoditi e protetti da figure mitiche.

Castel Manfrino, costruito in una posizione strategica per il controllo del territorio, venne abitato da Manfredi Di Svevia, ultimo re svevo di Sicilia (1232-1266), figlio del re Federico II di Svevia (1194-250) che a sua volta fu re di Sicilia, Duca di Svevia e Imperatore del Sacro Romano Impero.

Successore di Manfredi fu Carlo I d’Angiò che lo sconfisse e uccise nella battaglia di Benevento nel 1266, scontro militare che fu parte della sanguinosa lotta tra guelfi e ghibellini (Papa Urbano IV scomunicò Manfredi per scoraggiare le sue mire espansionistiche su tutta l’Italia, ma il provvedimento non riuscì comunque a fermare l’ambizioso Manfredi, così il pontefice chiese aiuto a Carlo I d’Angiò per liberarsi di questa scomoda figura).

Il tragitto per raggiungerlo tramite una mulattiera panoramica è breve da Macchia Da Sole (un gruppetto di cinque case con una chiesetta, una trattoria e un punto di informazioni turistiche), sito nel territorio del Comune di Valle Castellana. Fra il canto degli uccelli, e il fruscio dell’acqua dei ruscelli affluenti del Salinello, da lontano è possibile riconoscere la Fortezza di Civitella, collegata quasi da una linea immaginaria con i ruderi di Castel Manfrino.

Si ritiene che in principio, sul luogo esisteva un accampamento fortificato romano, un “castrum” che probabilmente controllava e difendeva la “via del sale”; esso fu occupato, in seguito, dai Longobardi, all’epoca della loro invasione. Sui resti di questa costruzione Manfredi di Svevia, figlio di Federico II, avrebbe fatto erigere il fortilizio, secondo i modelli costruttivi dell’epoca, a guardia dei confini tra Stato Pontificio e Regno di Napoli.

Castel Manfrino (Wikipedia)
Castel Manfrino (Wikipedia)

Il castello aveva tre torri, delle quali rimangono ben pochi resti. La più grande era a Nord, il torrione angioino, a Sud c’era la torre sveva, a strapiombo sul Salinello, in una posizione molto panoramica che guardava Civitella del Tronto. Essa era situata vicino l’ingresso del forte, che aveva sul portale un’aquila imperiale di pietra. La torre di centro, il maschio, era l’abitazione del castellano, difesa ultima del castello, nella quale si asserragliavano i difensori in caso le difese esterne cedessero. Poi diversi ambienti, come ad esempio le stalle e gli alloggi dei soldati. Tra la torre centrale e quella meridionale, i resti di una costruzione a pianta quadrata, di destinazione ignota, ma che, in lavori più recenti, viene identificata come la cappella.

Negli anni Settanta del Novecento, furono effettuati degli scavi durante i quali furono ritrovati vari reperti come frammenti di ceramica decorata e monete di diverse epoche. Probabilmente, in caso di attacco nemico, i paesani potevano rifugiarsi rapidamente all’interno del recinto fortificato. Quasi niente rimane di questa costruzione se non accenni di mura e perimetri monchi e artigliati alla roccia: eppure sembra di vederlo il Castello e l’intero quadro galleggia in una luce rarefatta, quasi irreale.

Posto che sicuramente vale la pena di visitare, sopratutto nelle belle giornate primaverili ed estive.

Federica Rossetti

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