L’Altopiano delle Rocche: una suggestiva panoramica nel parco regionale del Sirente-Velino.

 

 

Il Gran Sasso visto dall'Altipiano delle Rocche
Il Gran Sasso visto dall’Altipiano delle Rocche

(DAM) Provincia di L’Aquila – L’Appennino abruzzese ospita, in provincia di L’Aquila, il parco regionale naturale del Sirente-Velino, nel quale ritroviamo un altopiano d’origine carsica: l’Altopiano delle Rocche; compreso nel territorio dei comuni di Rocca di Mezzo, Rocca di Cambio ed Ovindoli. La sua denominazione deriva dalla presenza di vere e proprie rocche che caratterizzano tutti i comuni della regione circostante e le rispettive frazioni.

L’altopiano è caratterizzato da fenomeni carsici molto importanti, che danno luogo a: doline, inghiottitoi e grotte. Al momento la formazione più importante è da attribuirsi all’inghiottitoio di Terranera, noto come «Pozzo Caldaio», le cui acque si sperdono fino a riaffiorare nelle Grotte di Stiffe, nel territorio di San Demetrio ne’ Vestini (Aq).

Questa località è particolarmente suggestiva durante la fioritura primaverile, ma accoglie numerosi turisti soprattutto con la stagione invernale e l’apertura delle stazioni sciistiche di Ovindoli-Monte Magnola e Campo Felice.

A breve distanza da questi impianti, sorge il comune di Rocca di Mezzo, «La Rocca» in dialetto locale, appartenente alla Comunità montana Sirentina e sede del parco regionale Sirente-Velino. La sua posizione è pressoché centrale nell’Altopiano delle Rocche e questo, nel corso della sua storia, le ha causato non pochi problemi a causa del lungo innevamento invernale, riducendone i contatti con i territori circostanti e rendendo difficili le comunicazioni.

In epoca italica, questa porzione di altopiano fu occupata dagli Equi, mentre durante il periodo romano assunse una grande importanza a livello strategico, in quanto posta fra i due più grandi assi viari dell’Abruzzo: la Tiburtina Valeria, che da Roma giungeva fino a Ostia Aterni (oggi Pescara)l’antico porto di Teate Marrucinorum (l’attuale Chieti), e la Claudia Nova, realizzata per volere dell’Imperatore Claudio, che da Amiternum conduceva fino a Popoli.

Con il regno normanno, e in seguito quello svevo-normanno di Sicilia, per via della sua posizione e delle ricchezze dei suoi armenti, Rocca di Mezzo venne a lungo contesa tra il territorio aquilano e quello di Celano. Agli inizi del XV secolo, ospitava circa un migliaio di abitanti e si presentava come il castello più popoloso di tutto il territorio di L’Aquila. Tuttavia, in epoca moderna e contemporanea, a causa della crisi nel settore della pastorizia e della consistente migrazione, il comune di Rocca di Mezzo conobbe un notevole decremento demografico, il quale venne ad arrestarsi solo con gli inizi del ‘900, quando la zona risollevò le proprie sorti grazie al notevole flusso turistico.

Tra le frazioni di questo comune, va poi sicuramente ricordata Rocca Rovere, che può vantare le origini più antiche fra tutti i centri dell’Altopiano. Rovere nasce nella Contea di Celano e nella Diocesi dei Marsi, e solo nel 1806 decise spontaneamente di porsi sotto la giurisdizione di Rocca di Mezzo. Oggi, sulla sommità del suo territorio, sono visibili imponenti mura di un antico castello diroccato, o forse di una fortezza, ancora oggetto si varie campagne archeologiche. Anche il noto storico aquilano, Anton Ludovico Antinori, Arcivescovo della Chiesa Cattolica, scrisse: «si spaccia fosse una delle tre torri fabbricate a tutela della pianura da essa Rovere a Rocca di Cambio, ciascuna dalle altre due miglia distante e che Rovere fosse la più magnifica per la struttura dell’edificio».

Un’altra posizione privilegiata, sull’Altopiano delle Rocche, è quella occupata da Rocca di Cambio, «Rocche ‘i Cagne» in dialetto locale, dal nome del Monte Cagno su cui si poggia, che, con i suoi 1.434m s.l.m., si presenta come il comune più alto di tutto l’Appennino.

Si tratta, questa volta, di un borgo più recente: la roccaforte d’origine medievale viene fondata dai longobardi solo nel IX secolo; ma nel XII secolo, partecipa attivamente, assieme agli altri villaggi della conca aquilana, alla fondazione di L’Aquila stessa.

Parte del castello costruito nel IX secolo è ancora visibile; dopo il terremoto del 1703 rimase in piedi solo una torre, che oggi si erge di fronte la chiesa di San Pietro Apostolo, ma ancora fino agli inizi del ‘900 questa struttura venne usata come primo avamposto strategico per il controllo della valle.

Ilaria Catani

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