La leggenda di San Venanzio a Raiano

(DAM) Raiano – Il culto di San Venanzio a Raiano, molto sentito anche fra gli abitanti dei centri limitrofi, ha origini molto antiche che si perdono nei secoli.

Venanzio, figlio di una nobile famiglia di Camerino (238 d. C – 253 d. C), per sfuggire alle persecuzioni dei cristiani, ordinate dall’imperatore Decio, lasciò la terra natia per ripararsi nei pressi del fiume Amiterno, vicino a Raiano. Proprio in quei luoghi Venanzio si dedicò alla preghiera e all’eremitaggio insieme al maestro Porfirio, compiendo, secondo la tradizione cristiana – cattolica, numerosi miracoli. Richiamato nella sua città a seguito della morte del padre, fu catturato, sottoposto a una lunga serie di torture e, uscito miracolosamente illeso da tali atrocità, fu infine giustiziato mediante decapitazione all’età di quindici anni. È considerato un martire cristiano.

La devozione a questo Santo si è radicata nella popolazione raianese che lo ha scelto come patrono della città, tramandandone il culto nel susseguirsi del tempo. Numerosi fedeli si recano all’eremo a lui dedicato, che sorge nelle gole dove la Valle Subequana si apre verso quella dell’Aterno. La montagna è spaccata, il paesaggio genera nei visitatori un’atmosfera suggestiva e a tratti onirica, il silenzio è rotto unicamente dallo scorrere delle acque del fiume, la sola “colonna sonora” che richiama alla vita. Il romitorio, interamente circondato dalla vegetazione, si compone di una cappella, risalente al XV-XVI secolo, di alcune celle e di una gradinata scavata nella roccia, detta “scala santa”, che lo collega alla grotta abitata da San Venanzio. Secondo la leggenda in quest’ultima i fedeli vedono nelle forme delle pareti e dei massi l’impronta del corpo di San Venanzio. I pellegrini scendono da questa scalinata per bagnarsi nell’acqua fluviale e compire i riti di purificazione. Risalendo essi si sdraiano nell’incavo della roccia dove San Venanzio si coricava e depongono un sasso sull’orma del piede di quest’ultimo, provvedendo poi a ritirarlo per conservarlo come una reliquia. Tali riti avrebbero una funzione taumaturgica e guarirebbero dal male delle ossa, della schiena, del gomito e del piede.

La cappella è arricchita da immagini sacre, dipinte da Antonio Vaccaro e Savino del Bosco. Sull’altare maggiore troneggia la statua lignea di San Venanzio, un tempo affiancata da due sculture raffiguranti Sant’Antonio Abate e San Porfirio, oggi scomparse. Gli altari laterali, invece, sono dedicati  a San Giovanni Battista e a San Pietro Celestino.

I festeggiamenti in onore di San Venanzio si articolano in 3 giorni (16, 17 e 18 Maggio), durante i quali si celebra anche Sant’Antonio Abate, compatrono di Raiano. Le commemorazioni, che si perpetuano da secoli, comprendono pellegrinaggi, messe, processioni, concerti e spettacolo pirotecnici.


Maria D’Argento – Discovery Abruzzo Magazine

Fonti: “Abruzzo 150 Antiche Feste”

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