Intervista all’attore Massimo Leone

DAM- Pescara. Massimo Leone, giovane attore pescarese di talento diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma, ci racconta la sua esperienza e i suoi sogni nel cassetto.

L'attore Massimo Leone
Massimo Leone, attore

 

Com’è nata la tua passione per la recitazione?

«Ho iniziato alle superiori, all’ultimo anno per l’esattezza. All’inizio non volevo fare l’attore, è nato tutto per caso. Volevo fare il musicista e mi ero persino appassionato alla fotografia, poi però fui convinto a recitare da una mia insegnante delle superiori e da mio fratello. A sorpresa mi introdussero come comparsa in uno spettacolo teatrale. Mi portarono a fare le prove nel Cantiere Teatrale di Milo Vallone e fu così che iniziai a recitare. Il mio debutto avvenne  il 10 novembre 2010 al Teatro Massimo di Pescara e da lì non ho più smesso».

Quando ti sei trasferito a Roma?

«Mi sono trasferito nel 2013»

Qual è l’ esperienza teatrale che ricordi con maggiore intensità?

«A Pescara ricordo il mio battesimo di scena. Pensavo di essere la persona più timida del mondo, non credevo che sarei mai riuscito a recitare davanti a un pubblico. E invece, una volta salito sul palco del Teatro Massimo, enorme peraltro, mi sono sentito come a casa e dopo la prima replica dello spettacolo, ho capito che recitare era la mia strada. È stata un’emozione indescrivibile».

Preferisci recitare davanti a una cinepresa o in teatro?

«Se potessi vivrei di teatro tutta la vita. È come se fossero due mestieri diversi. Ho girato dei corti in Accademia con Sergio Rubini, quindi ho avuto delle esperienze davanti alla cinepresa. Sono due modi di recitare diversi, seppur la base è la stessa. Preferisco decisamente il teatro per cui ho una grande passione».

Qual è il personaggio teatrale che hai interpretato a cui ti senti più legato?

«Direi Amleto. Quest’anno ho lavorato molto su questo personaggio e la cosa mi ha segnato particolarmente poiché essendo un testo noto in tutto il mondo incute sempre un certo timore e affrontarlo a soli 25 anni è una bella sfida. Studiandolo e poi interpretandolo mi sono reso conto che Amleto non è altro che un ragazzo poco più che ventenne la cui vicenda può essere catapultata in ogni epoca e in ogni luogo, potrebbe essere ancora attuale nel 2017. Questa esperienza mi ha insegnato molto».

Come prepari l’interpretazione di un determinato personaggio?

«Generalmente studio il testo nella sua interezza e non. Lavorando ad esempio sull’Amleto in versione ridotta ho dovuto cercare di calarmi nella psicologia del personaggio carpendo il suo essere dagli elementi che avevo nel testo, che non era la versione intera ma erano spezzoni dell’opera. Bisogna leggere il testo almeno un paio di volte e poi non c’è un vero e proprio metodo da seguire…semplicemente devi essere tu ad avvicinarti al personaggio».

C’è un personaggio in particolare che ti piacerebbe interpretare?

«Mi piacerebbe interpretare MacBeth. È un personaggio che mi attira moltissimo».

Nel 2016 hai messo su con altri colleghi una piccola compagnia. Di che cosa si tratta?

«Sì, ho messo su con altri colleghi un quartetto, la “Compagnia delle Ore Piccole“. Attualmente stiamo portando in giro il nostro primo lavoro, scritto dall’attrice e drammaturga Chiara Arrigoni, il cui testo si intitola “Audizione. Diretto da Francesco Toto e interpretato da me, Andrea Ferrara e la stessa Chiara Arrigoni, è stato realizzato in occasione del Festival “Contaminazioni“. Fortunatamente è piaciuto molto e così abbiamo pensato di portarlo in giro. Siamo stati a Udine con questo spettacolo e abbiamo vinto Il Premio Giovani Realtà del Teatro 2016». 

Anna Di Donato
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