Conoscere la Majella: Lama dei Peligni

Lama dei Peligni (Wikipedia)

 

(DAM) – Lama dei Peligni (CH) sorge a 669 m sul livello del mare, alle pendici del Monte Amaro, nei pressi dell’alta valle del fiume Aventino e del Parco Nazionale della Majella.

Il territorio fu abitato sin dall’epoca preistorica, come testimoniano una serie di pitture rupestri rilevate nelle grotte della zona circostante e dai resti di un villaggio di epoca neolitica. Agli inizi del XX secolo, proprio nelle vicinanze di questo sito, in Contrada Fonterossi, fu rinvenuto il così detto “Uomo della Majella”: resto umano di una sepoltura preistorica, risalente al 7000-5000 a.C.

In epoca italica, la zona fu abitata dalla tribù dei Carecini, di derivazione sannita, distribuita nei centri abitati principali di Cluviae e Juvanum. Il nome “Lama” nacque in questo periodo, dal termine pre-latino “Lamatura”, ad indicare un “terreno dove l’acqua ristagna”; “dei Peligni” fu un’aggiunta successiva, quando nel 1863 si ritenne che anticamente il popolo peligno dovette estendersi fino all’Aventino.

L’ambiente di Lama dei Peligni è molto vario: si va dalle zone di minor altitudine, generose di querceti, passando per le ripide balze rocciose, abitate per la maggiore da scoiattoli, caprioli e cinghiali, sino ai territori pianeggianti d’alta quota in cui crescono le celebri stelle alpine dell’Appennino. Inoltre, il paese è noto anche come “Comune del Camoscio d’Abruzzo”, in quanto ospita la prima area faunistica del Camoscio d’Abruzzo della Majella e non è raro l’avvistamento di esemplari di questa particolare specie appenninica.

Oggi a Lama dei Peligni, presso la Località Colle Madonna, è possibile visitare un interessante Museo che permette di ripercorre la storia della Majella, dalla Preistoria, al Medioevo, fino ai giorni nostri; tra i reperti più antichi, di certo si ha conservato il calco dell’Uomo della Majella, come già detto risalente ad oltre 7.000 anni fa. Annessi al Museo ci sono anche altri allestimenti, più naturalistici che archeologici: come il Giardino Botanico “M. Tenore”, le voliere con i rapaci provenienti da centri di recupero, la ricostruzione di un villaggio neolitico e l’area faunistica del Camoscio d’Abruzzo.

Ilaria Catani

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