Chieti: I FRANZESE maestri dell’arte tessile “napoletana” in Abruzzo

(Fonte www.ifranzese.it)

(DAM) Chieti – C’è a Chieti una azienda che opera in Abruzzo e non solo, erede da generazioni di una antica tradizione italiana, quella dei tessitori, sarti, ricamatori “napoletani”: “I FRANZESE”.

Questa famiglia di artigiani, nasce dal capostipite Ferdinando che sul finire degli anni Cinquanta, ha intrapreso il mestiere nel campo tessile, lavorando come garzone, presso i rinomati tessitori e commercianti di tessuti in Campania.

Nel 1964, si mette in proprio e nasce l’azienda “I FRANZESE” che oggi portano avanti i figli Antonio e Roberto, con le rispettive mogli Annarita e Adriana.

Essi sono attualmente leader nel campo dei tessuti e tendaggi in Abruzzo e pressoché sempre presenti, dai piccoli mercati rionali, alle grandi fiere. Ad esempio, settimanalmente, hanno un loro stand nei mercati di Pescara, Atri, San Benedetto del Tronto, Sulmona, Chieti Scalo, Popoli, L’Aquila e Teramo.

Nel 2010, è nato il loro negozio a Chieti Scalo, dove poter ammirare una esposizione permanente dei loro prodotti e avere un punto di riferimento per richiedere i loro servizi sia nel campo della “Sartoria” (tende su misura sia classiche che moderne, accessori in tessuto, biancheria, lenzuoli coordinati con tendaggi e copriletti, realizzazione abiti artigianali, da lavoro e tovagliato per ristorazione), sia nel campo del “Montaggio delle Tende con i Relativi Supporti” (rilevazione misure, preventivazione gratuita del lavoro, montaggio bastoni, carrelli, rulli e strutture in genere per tendaggi, Veneziane e Plissé, Verticali); “Settore Contract” ( forniture per alberghi, ristoranti, uffici e negozi, e infine, tessuti e tendaggi ignifuchi).

(Fonte www.ifranzese.it)

Ma, conosciamo meglio da vicino, con brevi cenni storici, questa antica tradizione che “I FRANZESE” si onorano di portare avanti in Abruzzo.

Storicamente, la tradizione sartoriale che è propria di tutto il centro-sud Italia, ma che è detta “Napoletana”, poiché Napoli è stata per secoli la capitale e la città più grande ed importante di questo territorio, si intreccia intimamente con quella della lavorazione dei tessuti.

Già nel Medioevo, all’epoca del Ducato Bizantino (VII – XII secolo), ci restano delle testimonianze dell’abilità tessile “napoletana”, allorché nacque la tradizione della lavorazione della seta che toccherà il massimo dello splendore fra il XVIII e il XIX secolo, nello stabilimento tessile di San Leucio (Caserta). Ma, anche per quanto concerne la produzione di manufatti in lino, Napoli eccelleva, a tal punto che gli Arabi chiamavano Napoli come la “Città del lino”.

Nel 1137 il Ducato Bizantino di Napoli viene annesso al Regno di Sicilia, per opera di Ruggero II di Sicilia detto il “Normanno” della dinastia degli Altavilla.

Durante il periodo del regno unitario del centro – sud Italia che durerà oltre sette secoli e che si chiamerà poi Regno di Napoli e infine definitivamente Regno delle Due Sicilie, si ha una grande fioritura delle arti cosiddete “minori”. In epoca Aragonese (XV – XVI secolo), e per tutto il periodo del Rinascimento del Vicereame Napoletano sotto la Corona Imperiale degli Asburgo, venivano cuciti, in tutto il meridione d’Italia, da ricamatori, sarti e tessitori degli abiti, sia maschili che femminili che sembravano dei veri e propri bassorilievi.

Nel 1735, con Carlo III di Borbone, nasce il Regno delle Due Sicilie che torna ad essere indipentente e si inaugura il periodo della cosiddetta “ Civiltà Barocca Napoletana”, poiché, nel Settecento, si ha un forte rinnoviamento anche nel settore dell’artigianato tessile e Napoli diventa la “Città del Damasco, del Taffettà e della Tela d’Oro”, dove proliferano dei laboratori artigiani a carattere famigliare, soprattutto nella Via degli “Armieri” che sono sopravvissuti fino ai nostri giorni.

L’attività delle stoffe pregiate, è diffusa soprattutto a Napoli anche per la presenza della Corte Borbonica.

Con lo spostamento della corte a Caserta, dove sorge l’imponente Reggia, viene istituita da Ferdinando I di Borbone, una colonia di setaiuoli e tessitori a San Leucio nel 1789, dove la vita civica ruotava tutta intorno alla fabbrica.

Ancora oggi, la tradizione manifatturiera “napoletana”, è sopravvissuta, nonostante il duro colpo subito dopo la fine del Regno delle Due Sicilie e la proclamazione dell’Unità d’Italia nel 1861.

A testimonianze, dell’importanza e del prestigio della tradizione tessile “napoletana”, le stoffe dell’antico opificio di San Leucio, tappezzano la Camera dei Deputati, il Senato Italiano e la Casa Bianca degli Stati Uniti d’America.

Proprio a questa antica tradizione di sarti, tessitori e ricamatori, si ispirano i Franzese che in Abruzzo sono da oltre Cinquant’anni maestri d’arte.

La Redazione di Discovery Abruzzo Magazine

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