In Abruzzo, a Tagliacozzo, si infransero i sogni dell’ultimo romantico cavaliere della Storia d’Italia

Josà Borjes (Wikipedia)

(DAM) Tagliacozzo (AQ) – Ci sono personaggi che muovono la storia, ma che restano ai margini o al di fuori dei libri che si studiano a scuola. Non parlo solo dei “burattinai” delle lobby del potere che, nella Storia Contemporanea, dall’alto muovono le “marionette” secondo alcune teorie complottiste, ma anche di romantici personaggi che credono nelle loro idee e che si sacrificano per esse, fino al gesto estremo della vita, per cambiare o tentare di cambiare o semplicemente lasciare una testimonianza ai posteri di un ideale e della loro presenza su questa terra.

Molti restano sconosciuti. Quei pochi che vengono ricordati, in un angolo dei libri di storia ufficiali, sono appellati nella migliore delle ipotesi come gli “sconfitti”, i “cattivi”, “quelli che combattevano dalla parte sbagliata”, o nella peggiore delle ipotesi, come i “criminali”, i “traditori”, i “vili”, i “mercenari”.

La targa dedicata alla memoria di Josè Borjes alla Cascina Mastroddi di Sante Marie

Di contraltare, racconti orali di cultura popolare locale o pochi storici controcorrente che scrivono libri che vengono letti solo da pochi esperti o interessati, gli chiamano “eroi” e “martiri” della causa.

Questo è sicuramente il caso del Generale catalano legittimista Josè Borjes, romantico personaggio, a servizio del governo in esilio a Roma di Francesco II di Borbone delle Due sicilie che fu catturato l’8 dicembre 1861 a Sante Marie (Aq), nei pressi di Tagliacozzo, pressoché l’allora confine fra i territori dello Stato della Chiesa e i territori del regno del sud duosiciliano, invaso dai soldati savoiardi di Vittorio Emanuele II.

Don Josè Borjes, era un “legittimista”, ossia un fautore dell’antica ideologia monarchica che affonda nella tradizione medievale prima e dell’Età Moderna con l’Ancien Régime poi, della derivazione del potere del sovrano direttamente da quello divino. Da qui, l’appellativo ottocentesco di “legittimista”, cioè che appoggiava gli antichi governi pre rivoluzione francese e non liberali, ma bensì assolutisti illuminati.

Ma, che importanza storica ha questo Josè Borjes ai più sconosciuto? Veniamo ad ogni cosa per grado e facciamo una premessa.

L’8 Dicembre 1861, giorno dell’Immacolata Concezione (dedicato alla Santa Vergine Maria), molti non sanno che è una data che poteva cambiare le sorti della storia d’Italia che forse non sarebbe stata uno Stato unito e centralizzato sotto la Corona dei Savoia, ma probabilmente il Centro -Sud Italia (dal Tronto in giù), se alcune cose fossero andate in un certo modo, sarebbe rimasto uno Stato indipendente sotto la corona dei Borbone.

Busto Borjes

L’episodio che cambiò la storia in senso unitario e praticamente fece venire pressoché meno ogni concreta speranza di restaurare nel più breve tempo possibile il regno del Sud di Francesco II di Borbone duosicilie, sconvolto dall’invasione garibaldina prima e dall’attacco dal Nord dell’esercito dei Savoia poi, avvenne l’8 dicembre 1861, quando venne catturato nella Cascina Matroddi nell’Inghiottitoio della Luppa di Sante Marie (Aq), proprio Don Josè Borjes, al comando di un corpo di spedizione militare composto da 22 ufficiali e sottufficiali sia italiani che spagnoli, nucleo controrivoluzionario da cui doveva reclutare un esercito d’insurrezione nel meridione d’Italia per liberare i territori delle Due Sicilie da quelli che venivano considerati gli invasori piemontesi, restituendoli al legittimo sovrano Francesco II di Borbone.

Il Generale di origine catalana, era stato nominato capo supremo dell’esercito duosiciliano in Italia dal generale Clary e dal nobile filo borbonico Fulco Ruffo, e incaricato di liberare l’Italia centro – meridionale dall’esercito del neonato Regno d’Italia di Vittorio Emanuele II Savoia che aveva inglobato gli altri Stati italiani.

A tal fine, venne finanziata una sfortunata spedizione, comandata dallo stesso Don Josè Borjes, e finita tragicamente dopo soli 87 giorni che trova il suo tragico epilogo umano e politico proprio in Abruzzo e più precisamente a Tagliacozzo, antico ducato feudale al confine con lo Stato della Chiesa, il cui territorio, molte volte nei secoli è stato toccato dalla grande storia, a volte anche inconsapevolmente.

Borjes, sbarcò simbolicamente sulle coste calabresi l’11 settembre 1861, a Brancaleone, nello stesso posto dove era sbarcato, ad inizio Ottocento, anche il Cardinale Ruffo che capeggiando una grande insurrezione popolare lealista, anti napoleonica, anti francese e anti giacobina, aveva restituito il Regno di Napoli a Ferdinando I delle Due Sicilie.

Come da istruzioni ricevute, il Generale Borges, aveva preso contatti con gli eserciti dei rivoltosi locali filo borbonici ( passati poi alla storia come “briganti”), ma profondamente in contrasto col loro modo di agire, finalizzato in particolar modo a fare razzie (non solo di beni neccessari per la guerriglia, come armi, viveri e vettovaglie, ma anche di denaro e preziosi), anziché a restaurare realmente il potere dei Borbone, il 20 novembre 1861 si separò dal famosissimo capo brigante Carmine Crocco per raggiungere Roma, dove avrebbe voluto esporre al governo borbonico in esilio la situazione, ed organizzare un nuovo esercito per smembrare il Regno d’Italia dei Savoia.

A tal fine intraprende un avventuroso viaggio, con un drappello di uomini, fra impervi sentieri nevosi e selvaggi fra valli, boschi, fiumi ed altipiani dell’Appennino Abruzzese, passando in famosi centri come Capracotta (oggi in Molise), Ateleta, Roccaraso, Scurcola Marsicana, Magliano dei Marsi, Tagliacozzo e Sante Marie, sfuggendo sempre alla cattura dei Carabinieri, dei Bersaglieri e delle Guardie Nazionali.

Il viaggio di Josè Borjes e dei suoi uomini fu molto sfiancante e purtroppo per loro si concluse in Provincia di L’Aquila nella subregione della Marsica, alla Cascina Mastroddi nell’Inghiottitoio della Luppa di Sante Marie, a pochi chilometri dal confine pontificio, dove credevano di riposare per oltrepassare il confine il giorno dopo e di essere ormai al sicuro, nascosti dal freddo e dal buio della notte, ma le cose non andarono così.

Il comandante borbonico fu tradito dalla guida che lo aveva condotto fino a quel remoto casolare che lo segnalò alle Guardie Nazionali di Sante Marie che con il supporto di trenta Bersaglieri di Tagliacozzo, agli ordini del Maggiore Enrico Franchini, lo sorprese nella prime ore dell’8 dicembre 1861, costringendolo alla resa, dopo un aspro combattimento, appiccando il fuoco alla cascina dove si erano rifiugiati nell’inghiottitoio della Luppa, promettendogli salva la vita se fossero usciti per arrendersi.

Ma, le cose non andarono di certo così. I prigionieri vennero poi condotti in catene a Tagliacozzo, e spogliati di ogni avere. Al comandante Borjes, venne sottratta la sua spada di ufficiale che venne finanche spezzata in segno di disonore, e vestito da brigante, venne fucilato alla schiena come un malfattore qualsiasi nella Piazza Duca degli Abruzzi di Tagliacozzo.

La grazia arrivò dal comando centrale, ma troppo tardi, il plotone di esecuzione aveva già eseguito la sua condanna a morte. l luogo di sepoltura del suo cadavere venne occultato.

Il generale catalano venne ucciso in fretta e furia, perché evidentemente era un personaggio troppo scomodo, sia per la sua pericolosità, sia perché aveva molti beni preziosi con sé, scomparsi misteriosamente dopo la sua morte.

Anzi, la sua vicenda venne dimenticata dalla storia ufficiale, come ogni atto di eroismo compiuto dai “partigiani” duosiciliani e una targa fuori la Cascina Mastroddi, posta dal Comune di Sante Marie nel 1966 e presente in loco fino al 2002, non rendeva di certo giustizia alla memoria storica di José Borges e dei suoi uomini, recitando “In questo remoto casolare, l’8 dicembre 1861, al Comando di Enrico Franchini, soldati italiani e Guardie Nazionali di Sante Marie, fidenti nell’Unità d’Italia, prodemente debellavano ardita banda mercenaria che capeggiata da Josè Borjes, mirava a restaurare il nefasto regime borbonico. L’Amministrazione Comunale di Sante Marie, l’8 dicembre 166 P.P”.

Nel 2003, fu ridato l’onore al Generale Borges e ai suoi soldati, con la posa di una nuova targa in memoria che recitava:”In questo remoto casolare l’8 dicembre 1861, si infranse l’Illusione del Generale Josè Borjes e dei suoi compagni di restituire a Francesco II il Regno delle Due Sicilie, catturati da soldati italiani e Guardie Nazionali di Sante Marie al comando di Enrico Franchini, furono fucilati lo stesso giorno a Tagliacozzo. Riposino in pace”.

Da alcuni anni, anche il Comune di Tagliacozzo ha posto un busto di José Borges nella piazza dove venne giustiziato, in onore di quello che forse può essere considerato l’ultimo cavaliere medievale che ha solcato il suolo italiano, sacrificandosi per lasciarci la memoria dell’antico ideale politico legittimista, ma soprattutto della lotta portata avanti per ideali nobili come l’onore, la fama, la gloria, la lealtà, il coraggio, il rispetto della parola data da tutelare e da affermare, valori troppo spesso sacrificati nell’epoca della modernità, del capitalismo e dell’utile economico che proprio in quegli anni si stavano affermando.

Il Direttore di Discovery Abruzzo Magazine

Cristiano Vignali

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